Fa piacere ritornare dalle vacanze e sentir dire alla radio da Ernesto Assante che a brevissimo tutti – e sottolinea “tutti” con voce stentorea – i supporti fisici per libri, giornali, dischi spariranno. No perché, mentre il Chris Anderson meets Simon Reynolds all’amatriciana dice la sua, qui a Gimme Some Inches scartiamo il pacco arrivatoci in questo stanco agosto dalla MacinaDischi con lo split a 10” tra Kelvin – casa madre di Woolter e Anna, responsabili dell’home based label – e Speedy Peones. Il vinile è in un bellissimo colore azzurro, ma non è questa l’unica particolarità del packaging: il disco è infatti contenuto in una lastra di alluminio serigrafata e numerata a mano, rivestita da una pellicola per aerografie, perché “vorremmo fare delle produzioni a 360° che abbiano una linea riconoscibile”, come ci confessano i due. Musicalmente c’è un turbinio punk che smuove i due lati: quello dei Kelvin va di quello virato noise alla maniera di casa AmRep, con annesso omaggio ai Melvins (If I Had An Exorcism); quello targato Speedy Peones va di follia garage su un sostrato psych-wave-pop da invertebrati, proprio come in Karel Thole.
Settembre poi è tempo di ritorni. Non solo dalle vacanze, ma anche a livello discografico in anticipo sui comeback. È il caso di Panda Bear, che col 7” Tomboy su Paw Tracks inaugura una serie di pezzi piccoli che avvicineranno lentamente al full-length autunnale, o dei No Age che tornano con Glitter, preludio a Everything In Between. Doppia uscita a 7 e 12”: su entrambi i lati A brilla Glitter, iridescente e malevolo shoegaze-noise estratto dall’album, mentre sui lati b troviamo Inflorescence, sul 7”, e la doppietta In Rebound/Vision II, sul 12”. Nulla di nuovo oltre il solito noise-punk a grana grossa, con Vision II che si fa preferire per le folate rumoriste e ossessive che la attraversano.
Un altro combo che gioca d’anticipo con le misure piccole è Crocodiles: i due men in black rilasciano Sleep Forever, singolo a 7” per la casa madre Fat Possum che mette in preallarme per il nuovo album. Suono più pulito, vocals intelligibili e una variante psych che nel pur ottimo esordio Summer Of Hate sfuggiva all’ascolto, sepolta com’era sotto strati e strati di feedback chitarristico alla J&MC. Merito della sapiente mano del producer di lusso James Ford (Simian Mobile Disco)? Beh, non che ora la nebbia di rumore chitarristico sia svanita, anzi. C’è solo una maggiore consapevolezza dei propri mezzi (la title track) e una minore serietà rispetto all’esordio: volete mettere la cover di Groove Is In The Heart dei Dee-Lite rifatta da questi nero-vestiti? Sballo. Prima di passare a zone più melmose una segnalazione d’obbligo per quella che potrebbe essere la next-big-thing del sottobosco in lo-fi. Esce per Slumberland, sinonimo di qualità, il 7” 7th Date di Spectrals, one-man band inglese dedita a melodie 50s zeppe di ahh-ahh e chitarrine jingle-jangle che gli fanno meritare questa azzeccata definizione da Drowned In Sound: Spector-goes-surfing inspired lo-fi pop.
Passata in rassegna l’ala “solare” dell’underground, tocca ora immergere le mani nel putrido sottobosco. Partiamo da casa nostra ed esattamente dalla A Dear Girl Called Wendy, label milanese che si sta facendo un nome sul versante noise-concreto. Dopo l’ottimo 10” a nome Olyvetty, tocca a mostri sacri del rumore come Sissy Spacek di mr. John Wiese pubblicare un doppio 7”, riedizione dei primi passi del noise-duo americano. Messa la puntina sul vinile non resta che piegarsi alla pura violenza ruvida e materica dei due, completamente sottomessi ai maestri del rumore da hc imputridito. Kvavd di Sewer Election e Het Potatis di Testicle Hazard non migliorano la situazione. Le ruvidezze etimologicamente metalliche del progetto svedese di Dan Johansson (del giro Ättestupae Utmarken) e il rumore bianco puro dell’accoppiata Lasse Marhaug e Tommi Keränen triturano l’udito di chi ascolta e collocano la Wendy Prodz sul trono delle label incompromissorie del momento.
Proseguiamo oltre con gustose novità in ambito post-punk, synth ed elettronica DIY. Dalla Francia arrivano al secondo vinile i parigini Spectrometers, con sei pezzi per un 10 pollici – 1/2 Mechanism 1/2 Organism, questo il titolo – dall’edizione spartana e minimale. Caratteristiche che si ritrovano anche nella musica dei nostri, un tappeto sonoro a base di drum machine monche, loop, flanger e chitarre riverberate stile Moon Duo. Il tutto senza voce, ma il mood creato è sufficientemente ammaliante per non farci caso. Dal cuore della grande mela, invece, arrivano al secondo singolo gli esoterici White Ring che, dopo un primo split con i non meno sibillini oOoOO, rilasciano il loro brano migliore. Suffocation vanta un groovy beat electro a reggere una spiritata voce femminile che farà la gioia dei fan di Zola Jesus, Salem & Co. Sul lato B del 7 pollici un remix del medesimo brano, questa volta una versione uptempo meno angosciosa ma anche meno efficace. Sempre da NY e ma su toni decisamente più soft si pone l’EP di debutto di Balam Acab, progetto solista con cui il giovane Alec Koone mischia pulsazioni downtempo, paesaggi liquido-ambientali alla Ducktails/Julian Lynch e immaginari subacquei che tanto vanno da un paio di estati a questa parte. A produrre il 12 pollici dal titolo See Birds ci pensa la neonata label di elettronica deviata Tri-Angle.
Chiudiamo alzando un po’ il livello del rumore con il singolo di debutto dei Grave Babies, trio di Seattle dedito ad una dark-wave dalle tinte quasi gaze, che richiama in più punti i fratelli maggiori Blessure Grave. Trecento copie in vinile tirate dalla danese Skrot Up per poco più di cinque minuti di malessere.
Scheda: No Age, Crocodiles, Speedy Peones, Sewer Election, Kelvin, Sissy Spacek, Spectrals
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