Contenitori e contenuto. Generi e classificazioni. Musica. "Uochi Toki", recita la carta di identità di questo duo anomalo. E comprendere la natura del progetto, seguirne gli interessi, coglierne i significati è questione di esperienza, di ascolti, di convergenze comunicative. Non certo di classificazioni a priori o di stereotipi, come ci fa notare il gruppo hip-hop meno hip-hop di Italia, ché di quelli ne abbiamo fin troppi e a sgolarsi dai pulpiti per rispedirli al mittente si corre seriamente il rischio di perdere la voce. Meglio allora una discografia nutrita e in divenire, atipica e non episodica, da considerare come un unico macro-disco in fieri. In cui corrente elettrica (i campionamenti di Rico) e voce (i testi di Napo) dialoghino creando un’esperienza trasversale e inadatta al consumo pre-organizzato, elaborata e tesa – nelle intenzioni – verso un non-genere: “Parlare di nicchia o di genere crea dei contenitori, ma anche parlare di trasversalità crea dei contenitori. Stiamo osservando come si evolve questo gioco del mercatino botanico dove gli acquirenti vogliono portare a casa qualcosa di vivo da tenere sul davanzale finché non appassisce, per poi lamentarsi con chi glielo ha venduto. Potete trovarci al mercatino botanico in comodi vasetti, oppure, se avete voglia di vedere gli alberi, il bosco è da quella parte. Si consigliano scarpe robuste”.
Evitiamo l’effetto ricircolo, rimandando i maniaci del compilativo alla discografia riportata sul MySpace del gruppo. Ci limitiamo a sottolineare come dal quel Laze Biose del 2006 – forse il primo esempio di uno stile organico e riconoscibile – al Libro Audio del 2009 le cose si siano fatte maledettamente serie. La direzione intrapresa è quella della costruzione di un vero e proprio immaginario e non solo di una semplice esperienza musicale. Un viaggio a tappe – i vari dischi – fatto col fine di appropriarsi di una realtà che vive di richiami, osservazione, relazionalità, riflessione, autobiografismo e che impone a chi ascolta un confronto forzato sull'interpretazione del messaggio. E del “missaggio”, come potrebbe puntualizzare Rico, visto che anche musicalmente siamo ad anni luce dai linguaggi consolidati e facilmente decifrabili. Tanto più nell’ultimo Cuore amore errore disintegrazione (La Tempesta, 2010), dove si mira alla destrutturazione, a una corrispondenza lirico-sonora inedita, ricorrendo per la prima volta a campionamenti di musica originale in un gioco delle alterazioni che arriva a toccare i territori della breakcore: “Per sopperire ad una delle mie (Rico, ndr) più grosse mancanze (il conoscere la musica solo come evento fisico ignorando le geometrie della composizione) ho deciso di "rubare" le conoscenze a tre musicisti che avevano precedentemente registrato nel mio studio. Questa volta non ho campionato un suono che mi piaceva ma ho lavorato sulla composizione-improvvisazione di altre persone. In un'ora di improvvisazione di un musicista come Alessio Bertucci (sitar), Lucio Corenzi (contrabbasso) o Bruno Dorella (batteria) posso sentire anni di ascolti altrui. E’come se campionassi l'esperienza di una persona, non della semplice musica.”
Testi fiume. Veri e propri racconti stilati in rima col fine di riflettere su una sfera personale che deborda nel collettivo per poi tornare nel privato di chi ascolta. Ma anche istruzioni per l’uso mascherate da frantumazioni fataliste in grado di indicare la strada da percorrere nel processo interpretativo del materiale. Come quelle che si ascoltano in Appena risalito dall’abisso: “smetti di giocare al piccolo ermetico / approfondisciti e spiegalo questo imprendibile / ma cosa vuoi spiegare/ il mondo onirico a parole in modo univocamente comprensibile? / è per questo che dello scritto bisogna leggere non il significato ma lo spirito / tutto quello che le parole non dicono / allora perché non stiamo zitto / diventiamo mimico / tanto l’ascoltatore non distingue sé stesso dal pubblico / intanto rendiamo pubblico questo gettito / che sarà sempre superficiale / poi chi vuole avrà tutti gli strumenti per tracciarne l’impianto radicale”. Senza che ci sia bisogno di conoscenze specifiche legate al mondo del rap per avvicinarcisi, in virtù di quel suonare multisettoriale di cui si diceva in apertura e che regge tutto il gioco. Un po’ come succede con i Massimo Volume, differenti per stile e riferimenti ma capaci allo stesso modo di trasformare il semplice ascolto in un processo di condivisione, in un visuale in note, in un autocitazione peculiare che ha il pregio di straniarti da un qui ed ora ipotetico. Nel caso degli Uochi Toki il trait d’union per tutto l’immaginario rimane l’individuo. Circondato dal rumore e racchiuso in una filosofia di vita che oppone la personalità del singolo alla compartimentazione sociale dei ruoli, il gradiente delle diversità al conformismo comodo e prevedibile che ci viene propinato quotidianamente, la libera scelta al timore di essere giudicati: “L'individuo comincia fuori dalle classificazioni e fuori dalle ideologie. Dopo essere uscito da classificazioni e ideologie, l'individuo continua, trovando come prima prova quella della frantumazione dell'identità e prosegue in maniera inspiegabile senza sapere dove andrà a finire. Anche io (Napo, ndr) ho il gusto estetico per una sorta di ideologia nel mio stilare questa progressione. Sono ancora allo step "COMINCIA" e in realtà non so cosa ci sia dopo. Queste classificazioni servono solo per avviarsi con un'idea vaga nello zaino”.
A fornire al gruppo un retroterra visivo pensano i disegni di Lapisniger (Napo, ndr), stampati sulla copertina dell’ultimo disco e in generale (http://lapisniger.blogspot.com/) spinti sul crinale di un’inventiva visionaria e monocromatica, fantasiosa e onirica. Sintomatici della voglia di non voler essere codificati tendendo nel contempo a un concetto di evoluzione ben preciso: “Evoluzione per una band? Smettere di definirsi band, smettere di stare in camerino dopo il concerto, smettere di considerare il suonare un lavoro o un divertimento, smettere con gli ammennicoli tipo autografi e fotografie. In ogni caso, smettere”. Per ora siamo al sesto capitolo di un’autobiografia in note tutta da scoprire. Il tempo ci dirà in che direzione dovremo muoverci per seguirne le successive divagazioni.
Scheda: Uochi Toki
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