Ci sono artisti che spingono all’estremo autobiografismo e arte, facendoli quasi coincidere, trasfigurandoli in album molto personali. Una forma sia di autoterapia che di espressione artistica, che conta da sempre innumerevoli esempi: l’ultimo nel quale ci siamo imbattuti è il songwriter americano Ari Picker, fondatore dei Lost in the Trees, da Chapel Hill, North Carolina.
All’esordio su Anti- con All Alone In A Empty House, già uscito sulla piccola Trekky Records, Ari e il suo ensemble chamber folk pop combinano, come già da un paio di dischi a questa parte, musica classica e folk americano rielaborato e stratificato con il pop e l’indie. Il Nostro, di rigorosa formazione classica, autorinomina Orchestral Folk Music il gruppo, rilevando innanzitutto il suo naturale trasporto verso la composizione classica e svelando alcune cose: “La musica ha molti ruoli nella mia vita, il songwriting copre un lato umanistico, è un meccanismo di difesa nei confronti di relazioni difficili che ho vissuto nell’infanzia: cantare è un modo di lasciare andare certi conflitti; la parte classica ha invece una connotazione più spirituale”.
All Alone In A Empty House (in recensioni) è prettamente il classico disco di formazione che vive di contrasti, lirico e drammatico, intimo e oscuro, urlato e sussurrato e fa dell’espressività e della compattezza il suo punto di forza, come è giusto che sia in album di questo tipo. Ancora Ari: “Le lyrics della title track si riferiscono alla casa dove sono nato, ai rapporti conflittuali tra i miei genitori e a una serie di eventi reali, come mia sorella gemella morta alla nascita, la grave depressione di mia madre, abusi emotivi e sessuali… ho voluto condividerli per trasfigurarli artisticamente e trasformarli in qualcosa di positivo per chi ascolta”.
Tra simboli, immagini e metafore, l’album procede tra tenui ed espressive sinfonie per archi e più tipici pezzi indie folk, un mash up che può rimandare sia a Bright Eyes – Conor Oberst sia a introspezioni alla Mountain Goats, Micah P Hinson e Neutral Milk Hotel, e in generale ad alcuni capisaldi di riferimento, da Astral Weeks di Van Morrison a Blue di Joni Mitchell, fino a Brian Wilson. “Ascoltavo alla radio le incredibili mini sinfonie dei Beach Boys, gli arrangiamenti di Eleanor Rigby, il modo in cui Atom Heart Mother si apre con una lunga suite orchestrale e si chiude con tre folk song… la musica confessionale di Joni Mitchell… in generale sono sempre stato alla ricerca di emozioni nella musica”.
Un'altra possibile via verso l’arte in musica.
Scheda: Lost In The Trees