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Pubblicazione 25 Agosto 2010

Street Drinkers

Il senso profano del sacro

Un nuovo adepto del culto di Goteborg
Street Drinkers
2009

Che la Svezia fosse un luogo propizio per il proliferare di progetti harsh e rumorosi, abbiamo avuto modo di notarlo svariate volte negli ultimi tempi. Con un occhio di particolare attenzione alla scena di Goteborg, infatti, non abbiamo mancato di seguire le tetre orme lasciate da acts quali Sewer Election e Ättestupa, per non parlare della label Release The Bats e del polivalente Utmarken. Ora, ad ingrossare le fila dell’agguerrita cloaca, si aggiunge Street Drinkers, sigla sotto cui opera in solo Viktor Ottosson dei sopracitati Ättestupa.

Il Nostro muove i primi passi circa un anno fa: il tempo di spargere una serie di bozze premature su cassette in tirature carbonare ed è già il momento di prender parte alla compilation-manifesto Utmarken, con un pezzo (Daily Bread) che sembra sottratto alla scaletta di Filosofem di Burzum: una mistica ritualità ciclica per tastiere di terz’ordine che inducono in una sorta di trance subacquea. La voce poi è una nenia sommessa tra gli strati dei riverberi: ce n’è abbastanza per incuriosire i palati più esigenti del recondito sottomondo out. Ancora un paio di tape (una con i promettenti Lust For Youth in cui spicca l’imperiosa Chasing The Night) per mettere a fuoco le idee e si fa immancabilmente avanti Release The Bats che pubblica l’album split con Skeppet di cui abbiamo parlato da pochissimo.

Riassunti discografici a parte, quello che ci preme sottolineare è l’atmosfera liturgica, quasi religiosa, che la proposta di Street Drinkers è in grado di sprigionare. Mentre il compagno d’armi Dan Johansson indaga le impervie vie del noise più belluino coi in suoi vari progetti (Sewer Election, l’abbiamo detto, ma anche White e Fantasy Sex), Viktor elabora soluzioni più contemplative, ma non per questo meno angosciose e angoscianti. Un tessuto sonoro a base di meste tastiere e oscure voci salmodianti, timpani marziali avvolti da una densa foschia sonica che conferisce un’aura di raccolta austerità, quasi fosse un cantico proveniente da un antico monastero sconsacrato. Tutto volto a veicolare un senso di sacralità ormai perduta e rinvenibile solo nelle trame di musiche ostiche ed incompromissorie.

Di prossima pubblicazione è la compilation su cassetta The New Wave of Swedish Cosmic Music, per Kosmisk Väg, e se l’ombroso occhialuto continuerà a tenere così alto il livello dei suoi parti creativi non ci sarà che da gioire. Almeno per coloro che amano crogiolarsi nel sudiciume più asfittico, s’intende.

RECENSIONI
copertina pdf #91