Dirtmusic e Tamikrest hanno registrato insieme, a Bamako in Mali, gli ultimi rispettivi dischi, in una sorta di ideale congiuntura di due percorsi originati dalla stessa radice – il blues – e spersi nelle mille influenze di una vita (vissuta) in musica. Ritrovarli di nuovo dal vivo, in un lungo tour congiunto che sta attraversando l'Europa, è dunque l'occasione per confrontare questi percorsi, ma anche per testare dal vivo la resa di uno dei nomi più promettenti della seconda generazione tishoumaren – quella post-Tinariwen, per intenderci.
Nel live in terra bergamasca per la rassegna “Andar per Musica” sono i Tamikrest a partire, in una formazione che accanto alle due chitarre vede la presenza di una voce femminile (a cui spetta il compito dell'urlo tremolante di tradizione tamasheq), di un basso muscolare e legnoso e di un djembe. Le tracce scorrono indolenti e psichedeliche, asciugate nelle strutture e con più nerbo rispetto al disco, mentre spetta al leader Ousmane Ag Mossa il ruolo di trascinatore, ieratico come in una sorta di trance sonnacchiosa e capace di inchiodare l'uditorio con la sua vocalità cantilenante e ombrosa.
I Dirtmusic salgono sul palco a scaglioni, prima Race poi il resto della banda, affiancando prima i maliani e introducendo via via nella scaletta i loro brani. Ed è a quel punto che il concerto si svela: se qualcosa di profondamente diverso c'è tra i Dirtmusic e i Tamikrest non è tanto nelle naturali divergenze di sonorità e scrittura, quanto in uno scarto d'approccio che per quanto riguarda gli uomini blu è scevro da qualsiasi ammiccamento e retorica gestuale. Al contrario i Dirtmusic esagerano spesso in enfasi rockista – in primis un Hugo Race, passateci il termine, quantomai “aussie” – e faticano a mantenere la stessa tensione fra un brano e l'altro.
Cosa d'altra parte non facile se di mezzo ci si trova la purezza senza tempo dei Tamikrest, che suonano come se stessero facendo la cosa più naturale al mondo e danno l'impressione di avere dalla loro la forza di una tradizione che, travalicando qualsiasi esotismo, è l'humus ideale di una musica capace di bastare (e appagare) da sola.
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