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Pubblicazione 08 Luglio 2010

Electric Wire Hustle

Soul-hop neozelandese

L'esordio degli all blacks del soul
Electric Wire Hustle
2009

L’esordio degli Electric Wire Hustle ci ha sorpreso per un modo di interpretare il soul cosciente della storia e nel contempo aperto alle sonorità off-genre. Il trio neozelandese - formato da Myele Manzanza alle percussioni, Mara TK alle chitarre e alla voce, Taay Ninh alle tastiere e all’elettronica - approda sulla lunga distanza dopo trascorsi underground nelle cantine di Wellington. A seguito di una gestazione autoprodotta, il disco omonimo è pronto a navigare oltreoceano e oggi esce anche sul nostro emisfero.

Essere isolani marchia a fuoco il desiderio di indipendenza e di DIYness caratteristici del trio che, come ci dice Taay via e-mail, spinge a “costruire qualcosa di unico”. Partiamo dal nome, che “viene da una canzone di Common (il famoso rapper di Like Water for Chocolate, ndSA) sull’album Electric Circus (2002, MCA). La canzone si chiama Electric Wire Hustle Flower. Come nome è abbastanza astratto da non risultare categorizzabile. L’album nel suo complesso mi ha trasmesso lo stesso effetto, nel senso che sperimenta con suoni e influenze diverse”.

La sperimentazione è comunque mediata da fonti storiche, che sono da cercare nelle sonorità inglesi (la Nuova Zelanda è pur sempre un ex-colonia), ma anche nel soul americano. Ad ascoltare il disco si nota anche l’influenza massiva del turntablizm di DJ Krush, artista nipponico con cui i tre hanno collaborato: “per noi è come un maestro zen. Quando abbiamo suonato con lui bastava che annuisse dall’altra parte del palco e sembrava che tutto fosse ok con uno sguardo”. Dal Giappone del dark bbreaking si passa poi alle più contemporanee e originali declinazioni del suono Warp: “Ci sono molti artisti dell’etichetta britannica che ci hanno ispirato e che rispettiamo, come Mark Pritchard, Africa Hi-Tec, Flying Lotus e Hudson Mohawke”.

Nel caso in cui volessimo catalogarli come soul, non esitiamo a riferirci alla meglio gioventù di Erykah Badu e dei Sa-Ra Creative Partners (Longtime), all’hip-hop illuminato di A Tribe Called Quest e J Dilla e ai synth sbilenchi di Dam-Funk (tutti personaggi che Taay cita come influenze pesanti). Da qui a Flying Lotus il passo è brevissimo: “lo rispettiamo molto. Ha fatto parte della Red Bull Music Academy a Melbourne nel 2006. Abbiamo lavorato insieme a delle tracce. Collaborando con abbiamo imparato molto e il suo ultimo album (Cosmogramma) è brillante”.

E le voci? La bella voce bassa di Mara (è un lui) è attorniata da featuring importanti, come quello del padre Billy TK (una leggenda neozelandese), la losangeliana blues lady Georgia Anne Muldrow e la giovane cantante di soul americana Stacy Epps (collaboratrice tra gli altri di Madlib e MF Doom). Vocals senza pretese, un flow naturale che non ha la spocchia da Grammy americano, ma che si insinua in un percorso blindato dalla coscienza dell’attimo. In certi tratti viene da pensare alla concentrazione e alla dedizione ai cori a cappella dei Fleet Foxes mescolati alla realness di J Dilla. Con tutto questo ritmo che gira sembra doveroso chiedere qualche remix. In effetti Taay ci dice che i ragazzi stanno lavorando a qualche remiscelamento. e ad una richiesta su suoni più dance il ragazzo ci anticipa che “il nuovo album suonerà molto diverso”. A presto, giovani Hustle.

copertina pdf #88