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Pubblicazione 15 Luglio 2010

Oriol

Giorno e notte

Un perfetto incrocio tra hip hop, fusion e soul per il nuovo campioncino targato Planet Mu. Elettro senza farsi mancare la balearica
Oriol
2010

Uno dei passaggi obbligati di questo 2010 ritmico, il lavoro di Oriol è la smarcatura ideale dalle pose arty di Toro Y Moi, l’off focus di Washed Out e i tagli vintage di Hudson Mohawke. Il suo è un mix che parte da Bibio e dalla Warp per tuffarsi in un mare di black (funk, soul, jazz, hip-hop) mantenendosi in relax balearico. Non è hip hop, non è glo, non è Seventies ma è un po’ di tutto questo e non c’è di che stupirsi se trascorsi e DNA sono belli meticciati e di pronto utilizzo sonico: un padre di Trinidad, la  madre spagnola (di Barcelona), studi a Boston e oggi una vita tra Cambridge e Londra, un’eredità culturale che si coniuga perfettamente con background dance made in britannia. Sonocresciuto in Inghilterra ascoltando drum’n’bass e house con  mix di culture infuso dai miei genitori mi ha sicuramente influenzato, ci confessa via mail. Poi arrivano le influnze e il gusto personale “Mi piacciono Quincy Jones, Herbie Hancock, Joe Henderson, Men At Work” e sono tutti grossi calibri, con l’Hancock e l’electro jazz sicuramente ad averlo colpito con maggiore incidenza. Poi, sull’attuale panorama elettronico, il ragazzo snocciola tutti i nomi della scena. Burial, Zomby, Ikonika. Anche se ci confessa che secondo lui il dubstep non se la sta passando granché bene e i nomi che ha fatto sono oltre il genere più che nei ranghi dello stesso. Allevolte quando arrivi al successo chi ti seguiva dal basso ti volta le spalle, dice perciò è meglio seguire una propria strada, magari traguardando il cannocchiale su lidi distanti (solo in apparenza) dalle esperienze del suono now UK.

Oriol Sindhji sforna pseudo-hit baleariche (Memories, Flux) e dentro ci taglia e cuci big beat (The Process) restando in campana su quadrature electro-soul (5 Bars), slap-funk dal vago sapore squarepusheriano (Spiral) o su tastierine midi che stanno facendo la fortuna dei glo-fiers (Joy FM). Di nuovo un richiamo alla declinazione soleggiata e positiva degli Ottanta mascherata con ritmi d’ordinanza già intuiti nella produzione dei Delorean che lo danno sicuramente favorito come next big summer thing. L’agenda, del resto non mente, piena com’è d’impegni, mix per URB e Mary Anne Hobbs (che ha già fiutato l’eccellenza) e un tour che partirà a breve. Quando gli chiediamo del perché viva a Cambridge e non a Londra, ci risponde con un motto che riassume in poche parole il suo lavoro: “Nice to hear the birds instead of the cars sometimes”. Keep it going.

Scheda: Oriol

RECENSIONI
copertina pdf #88