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Pubblicazione 07 Giugno 2010

Essential Cinema

Teatro Stabile di Bologna - Nuova Scena - Arena del Sole, Bologna (17 Maggio 2010)

Sonorizzazione di alcuni corti avant per JZ ed Electric Masada ad Angelica 2010. Mood "romantic" post-The Gift, aurea mediocritas, solo un paio di lampi veri...
JZ nowadays
John Zorn
2009
JZ nowadays

Ad Angelica 2010 John Zorn ha presentato Essential Cinema: sonorizzazioni live on stage, in formazione con la rodatissima Electric Masada (Ribot, Saft, Dunn, Baron, Wollesen, Baptista, Mori, lui alla direzione e al sax), di alcuni dei suoi cortometraggi avant preferiti.

Rose Hobart, di Joseph Cornell (1936), rimontaggio condensato del film esotico East Of Borneo, enigmatico monumento alla diva del titolo: immerso nel buio e sovrastato dallo schermo, l'ensemble ha sciorinato venti minuti della più classica romantic Zorn exotica. Oz: The Tin Woodman's Dream, di Harry Smith (1967; il musicologo della Anthology Of American Folk Music), corto di animazione giocattoloso e psichedelico, ispirato al Mago di Oz: l'accompagnamento musicale è stato qui opportunamente più elettronico e spigoloso; nel finale, con suggestive immagini caleidoscopiche, tappeto tribale dominato dagli intrecci Baron/Wollesen/Baptista. Aleph, di Wallace Berman (1966), ipercinetico collage realizzato manipolando direttamente la pellicola, frammenti di vita metropolitana spezzati da apparizioni improvvise di simboli ebraici: grande botta freejazz in trio (batteria, contrabbasso e sax), fluviale tostissima improvvisazione colemaniana. Ritual In Transfigured Time, di Maya Deren (1946; una delle grandi passioni di Zorn), onirico rituale danzante che racconta la maturazione di una donna e la sua fuga dai propri desideri: intro di contrabbasso, motivetto minimal in 5/4, romantic Zorn. Collage #36 (1953), ancora di Cornell, corto di ambientazione naturalistica, "protagonista" un procione: sotto la solita palla romantic, Ikue Mori fa cinguettare il suo laptop mentre sullo schermo si vedono degli uccellini.

Pubblico entusiasta e letteralmente scalpitante, per cui seguono tre lunghi bis a luci accese, che durano quasi quanto le proiezioni, per un totale di due ore: Little Bittern da O'o (2009), uno dei pezzi più morbidamente rock del catalogo zorniano; una versione superveloce di Hath-Arob dal primissimo repertorio Masada, giostrata con la classica conduction impro/rumorosa; un pezzo di morbida fusion con Zorn al sax, finale con lunghi assolo (Joey Baron e un Marc Ribot davvero sempre troppo uguale a se stesso).

Una buona sonorizzazione, soprattutto quando lo spartito ha rinunciato alla sincronizzazione punto per punto e si è tenuto lontano dalle sottolineature effettistiche (la Mori con gli uccellini), ma performance che troppo spesso ha visto JZ & Co. mettere il pilota automatico e perdersi senza troppi sforzi in quel trip post-The Gift che va avanti da tutto il 2009. Tre bei momenti: l'elettronica su Harry Smith, la sfuriata free e la conduction del bis. Zorn non butta via niente, forte della qualità intrinseca della proposta e dei musicisti con cui lavora, forte soprattutto di un culto che lo avvolge e che non lo farà mai stancare del pubblico che "applaude per il motivo sbagliato".

Il programma prevedeva anche - e soprattutto, visto che il concerto rientrava nell'ambito del progetto Jean-Luc Godard: compositore di cinema? - la prima mondiale dello spot realizzato dal regista francese per la Nike (1989) e mai utilizzato. La proiezione non c'è stata e nessuno è parso accorgersene e lamentarsene. Il parallelo Zorn-Godard è illuminante, non solo perché il regista rappresenta una grande fonte di ispirazione per il nostro (vedere Godard, 1986), con la sua concezione anti-romantica del lavoro dell'artista (opera sovraindivuale e "centro aggregatore di citazioni"), ma anche perché entrambi hanno fatto del proprio iniziale radicalismo avanguardista una forma manierata e altamente stereotipata.

Scheda: John Zorn

copertina pdf #91
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