Il mese scorso è stato il mese del Record Store Day, iniziativa encomiabile che vede coordinarsi bands, etichette, distributori, insomma, tutta la filiera musicale alternativa per celebrare i negozi di dischi. Non quelli virtuali, asettici e smaterializzati, ma quelli fisici: piccoli, bui, sporchi e puzzolenti spazi di ricreazione per chi ama ancora toccare con mano l’oggetto fisico prima di goderne le prelibatezze incise, e che a loro volta allungano gli orari di apertura, si trasformano in venues improvvisate, propongono sconti e offerte.
Ad ogni Record Store Day molti artisti, famosi e non, partecipano con live show nei negozi o rilasciando piccole edizioni limited in onore della ricorrenza. Usanze che da noi, nonostante una buona partecipazione di negozi all’iniziativa, stentano ancora a prendere piede; la speranza è che a breve diventi consuetudine com’è nei paesi anglofoni. Nel frattempo possiamo crogiolarci con le piccole e grandi gemme targate RSD: da mostri sacri come Beatles (un 7” esclusivo con Paperback Writer e Rain) e Rolling Stones (Plundered My Soul, outtake da Exile On Main Street) ai campioni del brit-pop Blur, anch’essi con l’inedita Fool’s Day, e via via giù fino a Built To Spill, Yeah Yeah Yeahs, Editors, Weezer, Goldfrapp e molti altri. Titoli appetitosi che sono finiti da subito su Ebay a prezzi da capogiro.
Molto probabilmente non farà la stessa fine il 12” in vinile blu targato Devo. Introduttivi all’upcoming Something For Everybody, prima manifestazione dopo uno iato ventennale, i due pezzi sinceramente non passeranno alla storia: Fresh sul lato A e What We Do su quello opposto vivono di un synth-pop tronfio, pompato e parodico che nulla o quasi eredita della passata storia del Mothersbaugh affaire. Detto dei redivivi ma fiacchi Devo, inabissiamoci nel sottobosco segnalando solo alcune tra le release più underground, perché altrimenti non basterebbe una monografia. Cominciamo dall’ottimo 7” split tra due band emergenti che cortocircuitano perfida Albione e States in nome del sacro fuoco del lo-fi in modalità diy: Dum Dum Girls e gli inglesi Male Bonding. Quest’ultimi spappolano una melodia che più lo-fi anni ’90 non si potrebbe sotto una coltre di piatti ronzanti e giri di chitarra/basso tanto elementari quanto irresistibili. Appiccicume totale, tanto che ci si ritrova a cantare anthem, dimentichi della corazza di mille e mille ascolti. Miss Dee Dee invece è una catapulta a zero fronzoli che ci sbatte anch’essa al tappeto con lancio diretto nel pieno universo Blondie: cassa dritta, circolarità strumentale, melodia eterna per 2 minuti e mezzo di pura estasi lo-fi pop.
Si va invece giù di turbinio psych col 7” pubblicato da Permanent con protagonisti due side-projects di altrettante interessanti band del sottobosco hard-psichedelico americano: i prolifici Moon Duo, costola dei Wooden Shjips, e gli esordienti Bitchin’ Bajas, offshot dei Cave. Ossessività brumosa, synthetica e ritmicamente meccanica per i primi (Bopper’s Hat con splendida voce 4ADiana di Sanae Yamada), circolarità ascensionale infinita e priva di ritmica per i secondi (Fresh Air), che evidenziano come il minimalismo di stampo rock abbia fatto breccia nei cuori di molti giovani musicisti americani. Non paghi, gli inarrestabili Moon Duo hanno appena aggiunto l’ennesimo piccolo tassello vinilico alla propria discografia. Catch As Catch Can esce per la neonata Agitated Records e ripropone il sound apprezzato su Escape, spingendo se possibile ancor di più sul versante ritmico alla Suicide (la title track) e pagando pegno ai padrini The Scientists (la cover stranita di Set It On Fire): kraut-garage, se servisse una definizione. E per non essere da meno, anche il gruppo madre si fa vivo: What It Is è il 7” tour edition che celebra la conquista dell’estremo down under del mondo, Australia e Nuova Zelanda, da parte dei losangelini Wooden Shjips senza aggiungere né togliere nulla al mondo sonoro del quartetto.
Passando oltre, ecco alcune novità prossime venture. Nuovo side-project per un paio di membri dei Teenage Panzerkorps a nome Horrid Red, al debutto su cassetta per la giovanissima Campaign For Infinity (gestita da Brett dei Pink Noise, tanto per rimarcare, qualora ce ne fosse bisogno, la dimensione DIY di queste operazioni). Se vi siete mai chiesti come suonerebbe una versione ancora più minimale del gruppo tedesco-americano, eccovi la risposta. Gli accordi vengono abbandonati in favore di riff ultra basilari, la batteria sostituita da una drum machine di soli cassa e rullante, l’atmosfera è creata dagli immancabili synth liquidi che tanto ci piacciono. Una decina di pezzi cantanti in tedesco che presto verranno riversati su vinile dall’ormai iperattiva Holidays, e non a torto dato che, nel momento in cui leggerete, i cinquanta esemplari della tape saranno già sold out da tempo. Nuovo miniLP anche per Kurt Vile, ormai stabilmente accasato presso Matador. Nei sette brani che compongono Square Shells, il ragazzo prodigio di Philadelphia attenua i riverberi che avevano areato le precedenti release per consegnarci una versione più diretta e domestica di sé. Come già accadeva per God Is Saying This To You, è la lezione imperitura del folk di Leonard Cohen ad aleggiare per i solchi del vinile, alternata da un paio di episodi più robusti ma sempre intimi e sentiti, con la chitarra ora pizzicata ora energica in pieno stile Vile. Tornando all’orticello di casa nostra, i local heroes Movie Star Junkies continuano la loro sfilza di singoli nell’attesa del nuovo album in uscita a Giugno. Per ora i torinesi ci rimpinzano il gozzo con due nuovi 7 pollici: il primo esce per la francese Kizmiaz e propone, manco a dirlo, due pezzi in lingua d’oltralpe, tra cui la cover di Requiem Pour Un Con di Serge Gainsbourg. Il secondo invece è ora nelle mani dell’americana Rococo e dovrebbe vedere presto la luce; conterrà un inedito ed una versione alternativa di un brano già presente su Melville.
Scheda: Devo, Wooden Shjips, Movie Star Junkies, Kurt Vile, Moon Duo, Dum Dum Girls, Male Bonding