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Pubblicazione 14 Agosto 2007

Ex-Otago

Ex Club

La indie band italiana con il suono più pop(olare) oggi in circolazione, l’anello di congiunzione ideale tra l’underground ed il mainstream, con il desiderio mai nascosto di scrivere melodie facili
Ex-Otago
2008

Prendi un bravo dj disco, un (ex) rapper folgorato dalla prima ondata college emo, un chitarrista fanatico dei Pixies ed un batterista cresciuto con il mito dell’alternativecountry americano, falli conoscere e sguazzare in un ambiente fertile e dalla grande tradizione musicale come Genova, e stai a vedere cosa succede. Può darsi che non accada niente, che i quattro si disgustino a vicenda e che ognuno prenda la propria strada. Ma se accade qualcosa, se si trovano, si piacciono e capiscono di avere molte cose in comune oltre al buon gusto nel vestire, se la scintilla scatta come nelle migliori storie d’amore a prima vista, se la lampadina dell’illuminazione creativa si accende e si illumina come non mai, allora può succedere l’inaspettato.

Racconta Alberto: “Gli Ex-Otago esistono da oltre cinque anni, in principio eravamo un trio interamente acustico, poi abbiamo deciso di inserire in formazione anche un batterista. Tanti saluti è il nostro secondo album, il primo, The Chesnut Time, è stato pubblicato nel 2003 da un’ etichetta romana (la Vurt per la quale incidevano anche Yuppie Flu e Laundrette). Durante questi anni abbiamo cercato di suonare il più possibile alternandoci tra centri sociali, piccoli club, locali stranissimi, cosa che ci ha permesso di farci conoscere da una certa fetta di pubblico che segue la scena “underground” o “indie”, che dir si voglia, italiana. The Chesnutt Time è fuori catalogo oramai da qualche anno e chiunque ne avesse a casa una copia può dire di possedere un pezzo da collezione (risate). Ci stiamo adoperando per ristamparlo al più presto, con l’aiuto della Riotmaker oppure con le nostre forze, nel frattempo noi lo regaliamo in cd-r ai nostri fan, durante i concerti o, più semplicemente, consigliamo a tutti gli interessati di andare a scaricarselo su qualche piattaforma peer to peer”. Così è stato per gli Ex-Otago, la indie band italiana con il suono più pop(olare) oggi in circolazione, l’anello di congiunzione ideale tra l’underground ed il mainstream, tra i campeggiatori scalzi di Arezzo (Italia) Wave e le ragazzine urlanti del Festivalbar con ai piedi le loro nuove ballerine anni cinquanta. Alberto: “Se devo dire la verità ci scherziamo spesso su questa cosa, soprattutto quando sentiamo quello che gira in questo momento in radio, la qualità delle canzoni ci sembra abbastanza bassa. Il nostro obbiettivo è quello di centrare la “melodia perfetta”, di riuscire a mettere a punto quel brano che istintivamente ti ritrovi a canticchiare sotto la doccia oppure in macchina con l’autoradio accesa. La cosa che ci fa più piacere di Tanti Saluti è proprio questa, il fatto cioè che ci siano delle canzoni che vanno bene per tutte le platee, dal localino indie con cinque persone al festival con migliaia di spettatori. Per noi sarebbe una vera e propria scommessa avere la possibilità di presentare un nostro pezzo all’interno di una manifestazione importante e seguita come il Festivalbar, anche se, conoscendo il mercato e le sue logiche, sappiamo bene che una cosa del genere rimarrà soltanto un sogno”.

Un band che si distingue da tutte le altre (almeno nel panorama italiano) per quel desiderio mai nascosto di scrivere melodie facili ed immediate, per quella voglia di cimentarsi con il grande pubblico facendo capire anche agli snob, da sempre visceralmente legati all’underground, che una canzone è “soltanto” una canzone e che si può scrivere per il solo desiderio di farsi ascoltare e non di stupire, per dire che poi non esiste tutta questa differenza tra il palco di un centro sociale e quello di Sanremo, e che gente come Alexia e gli 883 rappresentano, comunque, un pezzo importante della nostra storia. “La nostalgia è un elemento fondamentale se vuoi fare musica altrimenti non sei ispirato a scrivere canzoni. Nella nostra musica c’è molta malinconia, molta nostalgia ed anche un po’ di revival, ma non di quello modaiolo che va per la maggiore adesso. Il nostro revival attinge da cose che quando eri piccolo ti facevano assolutamente schifo come gli 883 oppure Alexia per non dire Battisti, e con lui una certa parte del cantautorato italiano. Ricordo che quando li beccavo in radio, anni fa, cambiavo immediatamente canale, adesso, invece, mi viene un groppo in gola perché comunque hanno rappresentato la colonna sonora di una generazione”.

Tanti Saluti (in spazio recensioni) è, per questo, un album capace di attuare una piccola rivoluzione, di riuscire là dove molti altri hanno fallito e cioè di portare in alto, alla portata di tutti, una manciata di canzoni realmente venute dal basso.

Scheda: Ex-Otago

copertina pdf #91