Capita che Mr. Thurston Moore si materializzi nel web consacrando qualche oscuro act agli esordi. E' successo ai Mouthus, agli Upsilon Acrux ed ora è il turno dei Temperatures, scovati spulciando tra i dischi del fido negozio di Prurient a Brooklin e prontamente segnalati in una pubblicazione di Pitchfork. Era la fine del 2007 e il duo basso/batteria costituito dai due pischelli Peter Blundell e James Dunn aveva appena pubblicato, su Heat Retention, un primo ellepì intitolato Ymir. Un lavoro rumoroso nello stile della Load rimasticato però in una variante detritica, lasciando di quel suono soltanto le rovine. In pratica, se da una parte rifiutava la matematica dei Lightning Bolt, nondimeno quel sound toglieva quel poco di wave rimasto ai Sightings senza farsi mancare infide cacofonie ottenute attraverso un synth semi-modulare.
Se Colin Langenus, batterista del duo USA Is A Monster ha dribblato con l'organo a pedali il problema di aggiungere spessore all'output sonico di una formazione ridotta ai minimi termini (che dai Ruins agli Hella, oltre ai già citati LB, si risolve spingendo al limite muscoli e cervello), i Temperatures ne escono con l'ausilio della (vecchia) tecnologia: un synth analogico ARP 2600 collegato tramite microfoni a contatto ai tamburi di Blundell che amplifica e deturpa (in lunghi scrosci e gracchi) i colpi del batterista.
È col medesimo setup che a tre anni di distanza, licenziato lo scorso febbraio dall'italo-americana Ultramarine, esce il sophomore Eksra, un passo decisivo verso una cifra stilistica significativa. Il drumming si è fatto più vicino al free di Sunny Murray o Chris Corsano, lasciando sovente a Blundell e al suo basso il compito di reggere la struttura ritmica a colpi di motorik, mentre blatera frasi incomprensibili alla maniera lightinboltiana. Ne vengono fuori delle sorta di jam sbronze, in cui si alternano fasi slabbrate e fuori controllo ad intenzioni più propriamente rock, in cui i due spingono all'unisono verso una catarsi mai data. Mantenendo nei loro pezzi quelle sensazioni come di un ebbro torpore che impedisce ogni spinta risolutiva.
E' un sound sempre in bilico tra costruzioni instabili e rovine inevitabili, che li tiene lontani da facili tentazioni parossistiche di band come Skullflower e Dead C declinandoli verso i toni remissivi - e quasi malinconici - della madre patria albionica. E già così Temperatures.
Scheda: Temperatures