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Pubblicazione 13 Marzo 2010

Adam Green

Covo, Bologna (27 Febbraio 2010)

E chi se l’aspettava. Adam Green al Covo fa sold out di pubblico, cuori e limoni.
Adam Green
2010

Di blasonati cantautori indie americani ritrovatisi con quattro gatti ne abbiamo piene le agende e da questo Covo targato Adam Green non ci si aspettava niente di speciale. A scattare, piuttosto, erano i ragionamenti più bislacchi. Valori reali dati dalla differenza tra i voti ricevuti sulle riviste e il numero degli astanti: quale sarà l'anello mancante tra il successo e un disco di successo o tra il sold-out da spinta mediatica e la fede di un pubblico di profilati intenditori? Pensiamo che a un Adam Green, a cui non manca nulla, inevitabilmente mancherà il pienone. E sarà colpa di Facebook, dei promoter, dei blogger e dell’Italia.

Ce la si prende comoda, dato che siamo lontani dai "bulironi" di New York dove il ragazzo miete puntualmente applausi e successo grazie a presenza, stile, canzoni e un certa dose di faccia tosta. Pure con quell’ultimo lavoro che lo consacra come uno di quei cantautori da punti di partenza: Lou Reed, la Blank Generation, il glam, Elvis Presley, l’Iggy Pop francese e, perché no, la stessa Grande Mela. Tutte carte nel mazzo di un quasi trentenne che con Minor Love le canzoni se le firma nome e cognome, e sarebbe come minimo giusto che il pubblico a capirlo ci arrivasse da solo, senza filtri né etere.

All’arrivo nel cortile del locale il cancello è chiuso. Sold Out. Il bambolotto americano ha chiuso le porte del locale che non sono neppure le undici e la gente fuori è nervosa come ai grandi eventi. Dentro, nella scatola nera, Adam pulsa, scalpita e in un mix di droghe ed adrenalina è pronto a inondare di sorrisi un posto ben più adatto a truci figuri come El Guapo e Xiu Xiu. Ed è forse davvero la prima volta che vediamo un artista indie, spacciatosi come folk-rocker, atteggiarsi a consumata rockstar e vivere una parodia con così tanto successo.

Altro che i dischi. Adam è un tracotante e incontenibile spaccone. Un Ben Stiller terra terra con la voglia di fare casino e soprattutto di andare oltre; di partire dalla rockstar finta e dall’orchestrina da avanspettacolo (che è la band) per arrivare allo show irresistibile che mescola la commedia e il rock, il trash show televisivo e il concerto. Quattro ragazzi che traducono le canzoni originali in pantomime e Green a "crooneggiarci" sopra con quel vocione che mette tutti d’accordo. Pure quando glielo leggi in faccia che di fare il canzoniere proprio non ne ha voglia. Due brani con la chitarra a tracolla, di cui uno lasciato a metà. Un concerto fatto di stage diving che manco i Jesus Lizard, inarrestabile delirio ormonale concluso con una plateale fuga dal palco. In mezzo, un duetto con una ragazza chiamata sul palco giusto per limonare e, a concerto finito, un continuo saliscendi dalla scala del backstage  dove ad ogni picchiata piovono altre pominciate a compiacenti groupie noncuranti del sudore colato copioso sul chiodo.

Anche il pubblico, eccitato da tanta passione, non si risparmia: brani a memoria e cori di refrains, manco fosse l'ultimo dei dinosauri del rock. E per fortuna che l’ultimo album parlava del fallimento del suo matrimonio. Rock'n'roll.

Scheda: Adam Green

copertina pdf #88
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