“Combinazione”. Tutto l'universo dei The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik ruota attorno a questa parola. Un network umano e stilistico, tematico e organizzativo. Un circuito perfettamente connesso con l'orizzontalità del 2.0 che fa del link un punto di partenza insostituibile intrecciando piani e realtà diverse. A cominciare dal nome del gruppo, omaggio all'inventore del Cubo come all'irrispettosa eccentricità dell'Arthur Brown dei Sixties: “Del Pazzo Mondo di Arthur Brown ci piace molto la libertà stilistica e la sua follia; abbiamo cercato di trasporre la sua componente psichedelica rileggendola a modo nostro. Dal Cubo abbiamo ripreso le elevate combinazioni possibili unite ad un aspetto giocoso di intendere la musica. Nonostante questo, ci arroghiamo la possibilità di comunicare concetti che ci rappresentano e che consideriamo importanti”.
Uno stile musicale che è somma e incastro senza soluzione di continuità. Centrifuga di wave, blues, folk, spoken word, noise, psichedelia, su svirgolettate demenziali, testi impegnati, cadenze in levare adatte a ogni palato, geometrie libere di evadere dai tre minuti canonici. Perché è la contemporaneità che lo richiede; perché l'attualità in primis è un sovrapporsi di surrealismo, esistenzialismo, disperazione, antagonismo, isteria, ordine formale, comicità: “Non si tratta di esasperazione ma di lotta rabbiosa di fronte alla stagnazione politico-culturale del nostro paese; non si parla di rivoluzione, ma di presa di coscienza. Per noi l’album veicola un punto d’incontro tra tensione e sarcasmo, la necessità di esprimersi senza stilemi preconfezionati. Affermare la nostra visione delle cose con l’intento di scherzarci su. Fino ad arrivare al non sense”.
Non è finita. "Combinazione" è anche una line up composta da veterani della scena bolognese provenienti da altre esperienze musicali - Eveline, The Orange, Arabesque Trees - e pure l'etichetta che si occupa della pubblicazione del disco. Quella Locomotiv Records che altro non è se non un club rock lanciato nel (e ricombinato con il) mondo delle labels indipendenti. Collettivismo, forze che si uniscono e un'idea di gestione ben precisa che è a sua volta un mescolare pedine diverse in vista di un traguardo comune: “Siamo parte integrante dell’etichetta. L’idea per ora è quella di farci le ossa su questa prima produzione. In seguito a questa fase di sperimentazione vorremmo coinvolgere altre bands all’interno della label. L’impronta che vogliamo dare si rifà ad una logica collettiva orizzontale: ogni band prodotta avrà un rappresentante artistico all’interno che potrà valutare con noi la produzione di altre bands”.
Diffusione dei mezzi di produzione, cooperazione e modelli di network funzionali in un contesto musicale globale in cui regna il peer to peer: e se Karl Marx fosse tornato di moda?
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