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Pubblicazione 01 Giugno 2008

Six Organs Of Admittance

Spazio211, Torino (25 Maggio 2008)

Six Organs Of Admittance
2008

Faccio appena in tempo a familiarizzare con gli ultimi volteggi gentili e suadenti del rock cameristico dei cuneesi Airportman che vengo travolto senza pietà da un muro di suono eretto senza troppa cura da Six Organs Of Admittance versione power trio. Ben Chasny (chitarra, voce), Elisa Ambrogio (Magik Markers, chitarra e, come giustamente presagito dal nostro Campagnari, compagna di vita di Ben) e il batterista extraordinaire Alex Neilson (già al lavoro con Richard Youngs, Jandek, Will Oldham) non sembrano voler andare tanto per il sottile. Altro che “concerto in totale solitudine eseguito con il solo ausilio di una chitarra elettrica e di un microfono”, di cui si diceva nel recente speciale (SA PDF#37): qui, probabilmente, si fanno le prove per gli spazi aperti e sterminati della data, ormai prossima (venerdì 31 maggio), al Primavera Sound. E allora volumi a palla, distorsioni come se piovesse, poco, pochissimo spazio all’anima delle canzoni del Chasny cantautore e superesposizione della scorza selvaggia con il quale il Chasny rumorista si diverte talvolta a foderarle. Il collante sembra essere il drumming free, molto free (pure troppo, diceva un famoso comico) di Neilson, talvolta vero e proprio primattore, talaltra interlocutore privilegiato della chitarra solista (ma mai troppo) di Ben. Elisa, invece, oltre a garantire prestanza fisica e misurate incursioni vocali (soprattutto quando la scaletta indugia sui brani estratti dal recente Shelter From The Ash), gioca a fare la stupratrice della sua fender, torturata con un archetto, costretta ad esalare l’ultimo feedback, piantata in terra perché si possa spiegare ai numerosi spettatori cosa davvero intende una vera noiser per fingerpicking. Succede così che anche i brani più orecchiabili dell’ultimo lavoro (Shelter From The Ash, Strangled Road) finiscono per confondersi nel magma ininterrotto senza capo né coda che scuote la piovosa serata torinese, come a voler sottolineare che tutto, in fondo, ha origine dall’ursound, anche le canzoni di un folkster disilluso. E che l’ursound, probabilmente, altro non è se non rumore. Questo rumore.

copertina pdf #91
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