Più ehm che Om. L’attesa era tanta e le aspettative forse troppe. A dimostrarlo il folto ed eterogeneo pubblico che gremisce un Init sempre più punto di riferimento per le musiche off a Roma: indie-kids e metallari lungocriniti si mescolano a studenti americani in gita premio e freakerie varie. Testimonianza che il percorso dei due Om – sin da quando erano parte integrante degli Sleep – ha toccato (e tocca) tutt'ora posizioni diverse all’interno dell’universo musicale tra i due millenni.
Si parte male con il set Robert Lowe aka Lichens tra droning stratificati di chitarra, vocalizzi e suoni trovati in loop che rendono su disco (e in determinate condizioni ambientali), e si finirà peggio. Lowe scende dal palco e vi risale dopo un po’ provando la pazienza degli astanti dacché nel set dei californiani è previsto anche lui alla chitarra (raramente), rumori&loop elettronici (spesso) e ad un costante tamburellare. Pochi minuti d'entusiasmo per Al Cisneros e i suoi tentacolari giri di Rickenbacker e il drumming del nuovo compagno Emil Amos, atletico ed estremamente tecnico. Dopodiché il peggio: c'è qualcosa che non scatta affatto e non soltanto in questa data della tournée, ma in tutto il tour, come riportato da molti forum e addetti ai lavori.
I brani risultano piatti e involuti anche a causa di suoni mal regolati che lasciano sullo sfondo il basso circolare e la voce salmodiante che sono caratteristiche fondanti degli Om. Amos diventa sempre più invadente nell’interplay, asettico e tecnico oltre il dovuto, forse nel tentativo di riempire il vuoto dei suoni; Cisneros il più volte è costretto a richiedere l’intervento del fonico nella speranza di rivitalizzare un mantra a zero amalgama, zero trascendenza, zero di tutto ciò che si è apprezzato negli ottimi dischi. E' come se i due fossero alle prime prove, in dote ognuno la propria caratteristica, invece che un rodato duo di musica hard-psych. Grossa delusione.