Drop Out
Pubblicazione 10 Febbraio 2010

Lightspeed Champion

Costruzioni in sincrono

Lightspeed Champion ritorna con un album che spiazza. Ne abbiamo parlato con lui, smontando una contraddizione solo apparente su cui avevamo voglia di indagare.
Lightspeed Champion
2010

Che cosa ha a che fare la costruzione programmata fin nei minimi dettagli di due album assai differenti l’uno dall’altro negli ultimi tre anni, con un indaffarato nerd inglese nero di 24 anni, dall’aria svagatissima e autoironica e dagli impossibili capelli afro? La domanda sorge immediata riflettendo su questo contrasto – solo apparente – che emerge ad una prima analisi. Si parla naturalmente di Devonté ‘Dev’ Hynes e del suo progetto Lightspeed Champion, balzato sulla bocca dell’indie pop più chiacchierato all’inizio del 2008 con il folgorante primo album Falling Off The Lavender Bridge e che è fresco di pubblicazione del secondo, Life is Sweet! Nice To Meet You, sempre su Domino.

La storia di Hynes, come ogni vicenda di un certo peso che si rispetti, viene da più lontano, in questo caso dalla Londra dei primi anni del nuovo millennio, dove troviamo tre amici d’infanzia (Rory Attwell, Sam Mehran e Dev Hynes, quest’ultimo nato nel 1985 a Houston, Texas ma cresciuto in Inghilterra, nell’Essex) che si danno da fare mettendo su compulsivamente una band dietro l’altra, con le influenze più disparate, che vanno dall’indie pop rock alle contaminazioni hip hop, crossover e punk, fino a formare nel 2004 i Test Icicles, sorta di gruppo dance punk nurave subito messo sotto contratto dall’accorta Domino; l’esordio For Screening Purposes Only, un album abbastanza ben accolto in ambito indie, risale al 2005, sotto la produzione di James Ford (Simian Mobile Disco). Solo pochi mesi dopo però, a inizi 2006, il gruppo splitta, con la motivazione, addotta dallo stesso Hynes nel corso di un’intervista al NME di “non essere abbastanza interessati al tipo di musica che stavano facendo”… frase che fa capire come la band fosse in naturale evoluzione e che quello era solo uno step da diciottenni lungo un percorso più articolato. E che fa anche intuire poi gli orizzonti dello stesso Hynes, già avanti mentalmente rispetto al suo e all’altrui presente prossimo. Infatti dopo brevi collaborazioni con l’amico Rory Attwell, Dev prende il largo e da buon conoscitore dell’ambiente, comincia a mettere a frutto la connection ancora aperta con la Domino.

Il Nostro allora all’alba del 2006 si ritrova più o meno da dove era partito, a raccogliere i cocci della breve esperienza Test Icicles, mentre si dedica anima e corpo allo studio di un nuovo progetto. Afflitto da problemi intestinali e intolleranze alimentari sin da quando aveva 13 anni (come da lui dichiarato) quindi più o meno impossibilitato a bere e fare stravizi nei pub working class dell’Essex nativo, non è difficile perciò immaginarlo nerd onnivoro e compulsivo della rete, con le mani in pasta in mille direzioni, quali in effetti era ed è. I suoi orizzonti sono allora già ben oltre l’Albione indie pop e wave del momento; come capita un po’ a tutti i genietti dotati, il suo range di influenze è talmente eclettico da permettergli di spaziare ampiamente, come poi in effetti succederà, ben oltre quel panorama ristretto dell’indie. Da una parte troviamo i consueti studi classici dell’infanzia (nel suo caso piano, violoncello e basso), poi i disparati interessi da adolescente ribelle tutto chitarre e percussioni, associati al nerdismo di cui sopra, e a una passione per i fumetti (che disegna) e la scrittura, il tutto contribuisce a formarne un quadro sfaccettato e poliedrico. Così capita che insospettati altri interessi lo riportino alla terra di nascita, vale a dire gli Stati Uniti.

Si trasferisce infatti armi e bagagli a New York con l’intenzione di perfezionare il famoso progetto a cui sta pensando. Qui si rivela un’altra passione, quella per l’Americana e anche l’esplicitazione della sua vena musicale più melodico-intimistica. Comincia a frequentare Mike Mogis, vale a dire il produttore attivo in area Saddle Creek e collaboratore di Bright Eyes alias Mr Conor Oberst. I pezzi scritti insieme a Mogis diventeranno il fatidico primo album, Falling Off The Lavender Bridge (uscito nel gennaio 2008), che i due vanno a registrare in quel di Omaha, Nebraska, il cuore di quel suono. Non mancano alle session altri personaggi topici, quali Nate Walcott (Bright Eyes), Clark Baechle, batterista dei Faint, Emmy The Great e membri di Tilly And The Wall e Cursive. “Mike Mogis non è stato un produttore impositivo e che forniva idee, in realtà mi ha lasciato libero di fare le cose a modo mio, e così eventuali errori presenti nel primo disco sono dovuti al suo non intervento, piuttosto che a me!” – rivela nel corso dell’intervista.

Il primo step del percorso di Lightspeed Champion è così compiuto. Stupisce, osservando la sua storia a posteriori, di come ogni passo di Dev sia perfettamente calcolato. Ogni mossa tracciata conseguentemente seguendo un’idea ben precisa e declinata. Di come sia scientemente programmato ogni disco e ogni scelta conseguente di sound e collaboratori, un disegno razionale che segue certamente le passioni del momento, ma razionalizzate e incanalate in un percorso preciso e netto. Nel corso dell’intervista Hynes scioglie finalmente il nodo sul contrasto rilevato tra ragione e impulsività: “In realtà io sono un perfezionista e voglio che ogni cosa sia fatta nei minimi dettagli e nel migliore dei modi, ma al tempo stesso non sono uno capace di aspettare e credo molto anche nell’immediatezza; da qui il mio blog e tutte le attività instant che faccio a partire dal web”.

Un perfezionista estremo quindi, e così ogni cosa ha un senso. Tornando al primo album, si rivelerà vincente la scelta di genere e produttore. Nel gennaio 2008 sul mondo indie si abbatte così inaspettato il ciclone Lightspeed Champion, che diventa immediatamente, attraverso un rapido tam tam mediatico, un vero e proprio “caso”. Falling Off The Lavender Bridge è album di songwriting indie folk pop di ispirazione Americana, riccamente arrangiato e prodotto, che riflette tutta la ricchezza melodica e compositiva di Hynes, novello Conor Oberst, Okkervil River o Elvis Costello (a quest’ultimo assomiglia parecchio per tono di voce oltre che per alcune scelte stilistiche). L’esordio rivela una vivacità compositiva che già allora poteva fare venire in mente uno eclettico come Patrick Wolf, a cui poi si sarebbe avvicinato. Un’ispirazione che si abbevera alle fonti citate e che al tempo stesso le rinfresca con un talento compositivo non comune. Se a questo si va ad aggiungere la personalità frizzante e scoppiettante del personaggio, una vivacità intellettuale e un’autoironia contagiosa, si capisce come l’esplosione del “fenomeno” Lightspeed Champion si sia potuta verificare in un tempo relativamente breve.

Lightspeed Champion
2010

Il web ha poi amplificato i molti progetti di Dev attraverso la presenza attiva come blogger (lightspeedchampion.com), proprio da qui è stata resa nota la sua passione per la scrittura e i comics (il moniker scelto deriva da una serie di strisce che disegnava da teenager sui quaderni di matematica…); ha infatti autopubblicato subito dopo l’uscita del primo disco un libretto di suoi fumetti, I'm Asleep - Comics, Photographs and Illustrations, e a giugno 2009 è uscito il libro Punk Fiction: An Anthology of Short Stories Inspired by Punk, che contiene una sua short story di sci-fi, mentre a breve è prevista una antologia di racconti brevi. L’altra uscita ufficiale è un contributo di Dev a una raccolta di comics appena pubblicata del collettivo Cntrl.Alt.Shift. “Scrivere musica è un processo abbastanza veloce e mi diverto a farlo, sui fumetti ci passo invece molto tempo e non è una cosa facile e immediata come l’altra, ma ugualmente gratificante”. Su web ha anche messo a disposizione alcuni progetti estemporanei con vari demo da scaricare e interi album che ha coverizzato, alla maniera di un Beck. Recentemente ha anche esposto sue foto in una galleria di Soho. Altra cosa insospettata che viene fuori è la sua passione per l’hip hop commerciale  e le varie rivalità fra le fazioni rivali (2Pac / Biggie, Eminem…), di cui ha persino scritto su Wikipedia, correggendo alcuni errori negli articoli presenti! Insomma il ragazzo si dà da fare e pure parecchio.

Nell’intervallo tra primo e secondo album, ci sono stati la consacrazione e un tour promozionale, che lo ha portato anche dalle nostre parti. Visto alla casa 139 di Milano a fine gennaio 2008, è apparso frizzante e all’altezza di ogni aspettativa suscitata. Come dovrebbe essere ogni indie act che si rispetti, fresco e intenso ma non banale. Come conseguenza del tour si è verificato poi per Dev un problema alla gola, poi risolto, che lo ha lasciato quasi senza voce e il definitivo trasferimento da Londra a New York.

E finalmente il seguito, rivelatosi una conferma, e che ci fornisce l’occasione per una chiacchierata con Hynes: Life is Sweet! Nice To Meet You (in spazio recensioni) pubblicato a febbraio, sempre su Domino era disco molto atteso, considerate le notizie che circolavano già da qualche mese. Ancora un cambio alla produzione, pur rimanendo in terra americana: questa volta in cabina di regia siede il quotato Ben Allen (Gnarls Barkley e Animal Collective tra gli altri). “Con Ben ci siamo trovati su un terreno comune di stessi gusti musicali, e poi il mio primo album era tra i suoi preferiti del 2008! In genere entro in studio quando i pezzi sono del tutto pronti, come questa volta, cosicché abbiamo registrato in soli nove giorni. Ho di solito un punto di vista molto preciso e anche perAllen è così, infatti ci sono stati alcuni momenti di tensione tra noi poi risolti, lui sa come ottenere canzoni incredibili”.

Allen ha accontentato la voglia del Nostro di suono americano, anche se è cambiato molto il punto di vista di Hynes, ora è il pop a tutto campo la sua area di investigazione musicale, piuttosto che il folk di area USA, anche se di quest’ultimo qualcosa è rimasta qua e là sotterraneamente nel disco. In Life is Sweet! Nice To Meet You non c’è traccia di scrittura per chitarra acustica, come nel primo, prevale infatti quella piano e synth, in un contesto di chitarre dal suono pulito e al solito suoni estremamente curati. “Per questo album volevo che tutto suonasse esagerato, mi sono prefissato di aggiungere quanti più elementi potevo quasi fino allo sfinimento, ed ho cercato di evocare le emozioni che esprimevano alcuni artisti solisti che ho sempre amato, perché lavorando da soli potevano fare tutto quel che volevano, tipo Todd Rundgren e Serge Gainsbourg, due tra i miei preferiti in assoluto. Volevo solo una voce maschile e voci maschili nei cori, questo tipo di aspetto macho artificiale maschile che amo, tipo West Side Story. Mentre componevo poi stavo ascoltando alcuni pezzi di classica che ho amato in passato e nello stesso tempo scrivevo arrangiamenti per orchestre, così ho cercato di usare questo tipo di formula adattandolo al disco”.

Questo spiega l’accumulo di elementi e la loro giustapposizione. Siamo ora così in pieno trip Settanta, soprattutto inglese, lo si nota da certe chitarre frequenti con tanto di assoli, come in Middle Of The Heart (“il finale di chitarra è volutamente esagerato, è venuta così live, si adatta perfettamente alla conclusione dell’album”), dalle inflessioni powerpop, si veda Faculty Of Fears (“lo ammetto, sono un grande fan del powerpop e dei Weezer, anche se quest’ultimi non c’entrano molto qui; è Todd Rundgren piuttosto un altro dei miei eroi, di cui ho coverizzato l’intero A Wizard, A True Star, uno dei miei album preferiti dei 70”), da un songwriting che ricorda alcune cose del primo David Bowie (periodo Hunky Dory). Senza farsi mancare le incursioni nel guitar pop e nella wave, si veda il singolo Marlene o la nota Madame Van Damme (veniva eseguita live negli anni scorsi, con il titolo di The Prostitute/The Escort Song).

Altro elemento importante nel disco è quello teatrale e glam, inteso anche in senso lato. “Musical e teatro sono due tra le mie influenze da sempre, la prima cosa vista in quell’ambito è stata il Libro della giungla; mi piace il musical perché si passa con disinvoltura da un genere all’altro, cosa che a me piace fare da sempre”. Non mancano in questo trionfo dell’accumulo anche intermezzi vocali simil operistici di marca Sparks e Queen (“sono un grande fan dei Queen, c’è chi ha visto loro influenze nel pezzo The Big Guns Of Highsmith e in altri, ed è vero; anche se non avevo in mente il gruppo quando ho scritto l’album, come influenza inconscia è venuta fuori ugualmente") che lo avvicinano stilisticamente a uno come Patrick Wolf (“conosco Patrick, siamo anche amici, entrambi mettiamo noi stessi come interlocutori della nostra musica, non compiacendo nessuno”). In realtà Hynes si rifà soprattutto a un’idea totale di musical, non a caso ha citato Andrew Lloyd Weber tra le sue influenze, il compositore autore di musical quali Jesus Christ Superstar, Evita, Cats e Il fantasma dell'opera. Songwriting adulto, accumulo di elementi, musical, pop, powerpop e suono Settanta, influssi di classica (“Michael Nyman è un altro da cui sono stato influenzato per questo disco”) il tutto tenuto insieme da una produzione e un suono tipicamente americani, questo in estrema sintesi Life is Sweet! Nice To Meet You.

Lightspeed Champion
2010

Sul processo compositivo in sé Dev dice in generale che tutto quello che fa è una sorta di esperimento e che i testi vengono solo per ultimi (“scrivo prima la melodia, poi la struttura e poi dopo gli arrangiamenti vengono rapidamente le lyrics”), mentre è molto importante in questo caso quello che hanno rappresentato; “si parla di uscire allo scoperto, è un anno e mezzo che sono andato via da Londra per NY e questo trasloco mi faceva paura all’inizio, quindi ci ho scritto su dei pezzi che parlano anche del senso terapeutico del muoversi, fino ad arrivare a stare sufficientemente bene da poter dire buongiorno alla gente - si veda il titolo dell’album, ndr – senza più nascondersi, come ho fatto in passato. Il disco è anche un omaggio a Londra, sto bene solo ora che me ne sono andato via e così tendo a ricordarne solo le cose positive. L’album è quindi una sorta di diario che è venuto come un flusso di coscienza, certe volte capendo solo dopo il significato di certi testi che avevo scritto”. Un modo quindi per esorcizzare alcune paure e in questo caso riuscire a superarle.

E intanto, perché non riesce proprio a star fermo, il Nostro ha messo su anche un side project tra un album di Lighspeed Champion e l’altro: come Blood Orange (myspace.com/bloodorangeforever) dovrebbe uscire qualcosa a breve; si tratta di una one man band tra lo fi, black funk e ritmi dub. Un personaggio a tutto tondo Dev Hynes, che in fondo, come ci ha rivelato, fa solo le canzoni che vuole sentire, magari quelle ascoltate a mesi di distanza e che riprende con procedimento non del tutto conscio, sia nella musica che nei testi. Ci piace perché ha personalità e talento.

copertina pdf #88