Converrete che con un nome così andarci prevenuti è legittimo, se non scontato. Il carrozzone indie-fichetto è lì, dietro l’angolo e di gruppi che iniziano col The (e magari finiscono con la -s) se ne hanno piene le scatole da un bel po’. E invece, come al solito, a giudicare il regalo dalla scatola ci si sbaglia eccome. The Please, trio e moltitudine lombardo, è infatti una piacevole sorpresa.
Nascosti dietro una cortina di originali nom de plume – pieni zeppi di bislacchi riferimenti a musicisti, scrittori, artisti in generale – troviamo Mattia Airoldi aka Louis Lenmar Moons, Luca Piazza aka O.J. Plaza e Marco Gilioli aka William Thelonious Coleridge IV, allegramente impegnati a scambiarsi voci, chitarre, basso, organo, glockenspiel, theremin, grandpiano, tastiere e chi più ne ha più ne metta. Considerando che ad accompagnarli c’è una altrettanto sterminata messe di ospiti – a violino, violoncello, tromba, trombone, batterie e percussioni – anch’essi tutti rigorosamente sotto pseudonimo, capirete che orchestrazione e respiro ampio sono prerogativa del progetto. Roba che si ripropone anche in sede live, dove The Please muta pelle a seconda delle situazioni contingenti, come ci dice Mattia Airoldi: Ci giostriamo dalla formazione base in tre (" lo zoccolo duro") fino a quella completa in nove, passando anche per fasi intermedie (quattro o cinque elementi).
Classico l’apprendistato nell’underground rock a botta di demo e concerti, mentre è roba di questi giorni l’esordio ufficiale maturo e dal doppio titolo, enigmatico il primo, programmatico il secondo. E’ltica – Sermon Your Nihilism, mette in scena un concentrato di raffinata eleganza rock alla maniera di Tindersticks e Nick Cave, capace di richiamare il Lou Reed solista più sentimentale come degli Arcade Fire meno banali, schizzi di americana e aperture verso un pop orchestrato e variopinto. Questo nonostante tra le influenze dichiarate del gruppo ci siano esperienze diverse come Beatles, Sigur Rós e Motorpsycho.
Musica umbratile e chiaroscurale, romantica e ricercata, fuori tempo e insieme classica, quella di The Please, in cui orchestrazioni e respiro ampio si manifestano sia per i riferimenti che per gli arrangiamenti. Ben piantati nella terra d’Albione, i primi, equilibrati e sofisticati i secondi. Dopotutto l’album è da subito pretenzioso, in quanto concept incentrato – sempre nelle parole del cantante – sulla fine del mondo (che noi ci aspettiamo nel 2012, già da tempi non sospetti) e sulla rinascita. Se questa è la rinascita, allora speriamo che 'sto mondo finisca presto.
Scheda: The Please