“Rest now, weary head you’ll get well soon”, dell’arte del malessere e del rimettersi in sesto: sin dall’incipit dell’esordio pubblicato nel 2008 (Rest Now, Weary Head) si intuisce la ragion d’essere di Get Well Soon. Dietro al moniker troviamo il multistrumentista tedesco Konstantin Gropper, due album all’attivo, il secondo dei quali, Vexations, in uscita su City Slang a fine gennaio.
Strano connubio il suo tra classica e pop, malinconia e statement filosofico-esistenziali, senza ovvie classificazioni. I consueti studi classici alle spalle, cominciati da bambino con il violoncello, mentre in casa si respira un ambiente favorevole, complice il padre insegnante di musica, fino all’affrancamento da adolescente dalla classica e la formazione di band influenzate da punk e grunge. Insomma il tipico percorso indie che fa sì che il Nostro, dopo la scuola, si dedichi completamente alla musica, prima solo elettronica. Segue la nascita della creatura Get Well Soon a inizi 2000 e l’apprendistato tra live e l’uscita di 4 EP, fino all’esordio, Rest Now, Weary Head. Pop, elettronica, folk e classica amalgamati con gusto estetico impeccabile e sensibilità indie, tra tentazioni klezmer tipicamente Beirut, malinconie assortite di marca Leonard Cohen e Thom Yorke, un’impronta DIY e un’atmosfera che risente della classica ma senza essere preponderante nell’economia generale. Il disco ha successo in Europa e Gropper si imbarca in un tour con una band assemblata all’uopo. In contemporanea la composizione di colonne sonore per film (l’ultimo Palermo Shooting di Wim Wenders).
Il secondo album, Vexations (da un pezzo al piano di Eric Satie che fa da leitmotiv) cambia d’atmosfera; c’è il ripiegamento da “quiete dopo la tempesta”, una riflessione sul bisogno umano di socialità e insieme di isolamento. Un concept sullo stoicismo e il dominio sulle passioni, da Seneca a Sartre, con una struttura elaborata; è stato concepito in un paio di mesi, come rivela l’autore e poi registrato con un quartetto d’archi e una sezione fiati, per un risultato che lo ha soddisfatto interamente (“il disco suona come volevo e non come un’accumulazione di inadeguatezze”). I soliti ingredienti sono spinti di più verso un pop orchestrale compatto che procede per accumulazione, senza risultare barocco. Una liricità estrema lo pervade mentre concettualmente vengono sviluppati i temi sui quali Gropper si è concentrato, in una sorta di “lyric patchwork” che termina con un senso di speranza e calma. Beirut, Cohen, Ennio Morricone e tanta musica da film dentro. Una bella conferma.
Scheda: Get Well Soon
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