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Pubblicazione 20 Gennaio 2010

Tortoise

Estragon, Bologna (20 Novembre 2009)

Una grande band che smuove ragione e sentimento in una dimensione live diventata ormai un fine, da mezzo che era...
Tortoise
Saverio Truglia 2009

Niente da fare, i Tortoise, come tutte le grandi band in pericolo (pericolo?) di storicizzazione (ed estinzione), smuovono ragione e sentimento. Sono un gruppo che ha segnato un’epoca - su questo nessuna obiezione - partorito dischi memorabili, un'entità musicale che però negli ultimi anni ha lentamente smarrito il proprio culto per una strada ambigua, scivolosa, vuoi per quella sorta di mainstream intellettuale su disco (pur con colpi d’ala, vedi il recente Beacons...), vuoi per quella spiccata attitudine live che pian piano è diventata, non soltanto mezzo, ma fine.

In ogni caso, la band, antagonista e protagonista di certi Novanta assieme agli Slint, rappresenta oggi quella realtà media (per cachet e capienza Club) che soltanto una mitologia passata riesce a deformare. Dietro infatti ci respiri una stagione pre-filesharing che pare già un mondo lontanissimo appartenuto a una generazione peraltro cortissima, post Grunge, frammentaria, e dall’accezione universitaria e intellettuale. Una generazione che sicuramente s’è scritta l’epitaffio quando proprio gli Slint miracolosamente (per l’epoca) riuniti radunarono praticamente tutti, dai fan di Scaruffi a quelli della neo realtà giornalistica Blow Up e tutti quelli che, mai letta una nota di critica, sapevano intimamente che a Bologna quel lontano giorno, o si partecipava o si perdeva qualcosa di importante, di generazionale.

Era la fine del post rock. E, oggi, con quel termine ci s’infila tutto: Slint, Tortoise, Mogwai, Explosions in the Sky; tutti dentro un’etichetta che fa comodo a chi ti promuove il concerto e ti vende un pezzo di storia che fa evento. Nel recente passato, sul fatto che i Tortoise facessero post-rock c’erano serrati dibattiti. E di fatto era chiaro che non potevamo di certo parlare di Slint e Tortoise come realtà facilmente riconducibile l’una all’altra. Problemi che ai 30 something dell’Estragon, assiepati davanti al palco, assieme ad avantmetallari che si sono cibati di Sunn O))) fino a ieri, non passano neppure per l’anticamera del cervello.

E se il metal, anche quello più nordico, s’identifica facilmente con mestiere, in comune i Tortoise hanno sicuramente quell’aspetto, in quanto a tecnica e professionalità, li fa facilmente etichettare come dei Pink Floyd formato doppio zero, sia per sontuosità sia per fierezza del marchio. Pertanto, zero indecisioni e tempi morti, cambi di strumento/postazione che non si contano, sia per l’animale da palco McEntire (sia ai tamburi sia alle tastiere) sia per non meno importanti i quattro compari, con il solo McCombs a non concedersi spostamenti ma intento a forgiare le fondamenta del sound con i mitologici giri di basso.

Retorica a parte, è la resa di Beacons of Ancestorship quel che interessa veramente del report, ed è presto detto: dal vivo le tracce del disco perdono ruvidità acquistando così una tipica patina tortoisiana. E’ la specialità della casa: sezione ritmica muscolare e protagonista, alle chitarre e tastiere il maquillage; è comunque e sempre un bell’ascoltare per un'ora e mezza abbondante e innumerevoli bis fino all’esecuzione del grande classico Along The Banks Of Rivers (l’album ovviamente è Millions Now Living Will Never Die). Ci troviamo una band compiaciuta e soddisfatta di tante cose ma principalmente del proprio cliché.

Scheda: Tortoise

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