Per Damon Riddick il 2009 è stato un anno importante: quello del debutto solista sulla lunga distanza e di flirt veloci - ma assai significativi - con due dei nomi "giusti". Debutto sulla lunghissima distanza, un progetto esagerato, un album composto da cinque dodici pollici, usciti prima come release digitali (a partire da luglio) e poi fisicamente riversati su doppio cd (a novembre) e quintuplo vinile in cofanetto (da gennaio 2010; prezzo per soli collezionisti, 50 bigliettoni). Collaborazioni che lo hanno proposto coolissimo outsider della scena indie (il remix di Summertime Clothes per i "veterani" Animal Collective) e di quella elettronica (la co-produzione di Tell Me What You Want From Me sul primo long della nuova sensazione Hudson Mohawke).
Già da qualche anno però la musica di Dam - da sempre accasato alla Stones Throw del funkfreak Peanut Butter Wolf, e dove sennò - si è inserita nel filone delle musiche post-hiphop più interessanti dei Duemila (e si veda la sua Kill Dat nel megamixone preparato da 2tall e compagni): mosca bianca tra le musiche ritmiche d'oggi, e orgogliosa di questa alterità, priva com'è di campioni e rigorosamente analogica (tutta synth e drum machine, zero laptop). Segnali tecnici questi di un'estetica radicale e rigorosa, assai lontana dal meticciato post-moderno in cui ci troviamo immersi, e che possiamo benissimo etichettare - fuori dal semplice gioco di parole - come "modernariato modernista". Un'estetica tanto preziosa quanto fragile.
Il primo volume del progetto Toeachizown, LAtrik, lo avevamo accolto per quello che era: l'esaltante esposizione di una visione più unica che rara, la (ri)scoperta di un suono primitivamente futurista (nel senso in cui questo ossimoro è applicabile alla prima techno detroitiana). Rimandiamo alla rece di quel primo mini per inquadrare musicalmente le coordinate della "cosa" Dam-Funk in tutto il suo splendore. Le successive uscite ci hanno tutte deluso, quali più (il buco nero di ripetitività del quarto, Hood), quali meno (le gemme sparse tra secondo, terzo e quinto volume, Fly, Life e Sky rispettivamente). Vogliamo fare le pulci a Dam perché la sua è una musica veramente aliena, e che merita attenzione, capace di regalare - a chi ha le orecchie per sentirla e ascoltarla - momenti di goduria puri come diamanti grezzi. Lui però non deve perdersi (più...) in un bicchiere d'acqua, non deve disperdere la freschezza della formula, non deve banalizzare la propria visione.
L'estrema rigidità produttiva e compositiva - autoimposta - del boogie-funk così inteso (leggi anche: l'autismo-nerdismo old skool del signor Riddick) deve essere accompagnata da ispirazione melodica e gestione controllatissima delle stutture, ma questo è avvenuto soltanto per un pugno di tracce (magiche, con un grip al quale non si sfugge), mentre nelle tante altre l'uomo ha pensato bene di stendere tappeti sonori per i suoi sdilinquimenti synth, slow-trax per club rallentati da alcol e ganja.
Del resto è vero anche che la musica di Dam non è per tutti: bisogna "starci dentro" per apprezzarne il tiro. E' un trip, ma i trip, per quanto belli, intensi o particolari possano essere, è bene che durino per un tempo limitato. Fuor di metafora, speriamo che Dam sforni dischi su dischi, esplorando ancora questo suono tutto suo, ma speriamo anche che lui abbia la lucidità di prendersi tutto il tempo necessario per confezionarli e cesellarli a dovere: che abbassi il livello di megalomania insomma. Il rischio, altrimenti, è quello di sprecare un talento per certi versi unico, animato dalla passione bruciante - da vero invasato - di chi vive con un unico scopo al mondo: il funk. Non glielo perdoneremmo.
Sul più celebre dei social network, Dam-Funk non ha solo una fan page dedicata, ma anche la propria pagina personale, da "comune mortale". Lo abbiamo "aggiunto", spiegandogli che anche in Sicilia conosciamo e apprezziamo il suo suono, e lui ci ha "accettato". Volevamo approfittarne e così l'abbiamo subito buttata sull'intervista veloce via chat. Nessuna risposta. Gli abbiamo inviato allora una manciata di domande, così per rompere il ghiaccio (e forse rompendo non solo quello...). Avevamo provato a contattare altri artisti ST in passato, venendo sempre sistematicamente "rassicurati" sul fatto che non ci sarebbe stato troppo da attendere per le risposte, semplicemente perché non sarebbero mai arrivate: «gli artisti non rilasciano interviste» (tutti come influenzati dal morbo Madlib-iano). Il nostro gesto insomma era tutto fuorché animato da una qualche speranza concreta. Ma passano due settimane e ci vediamo costretti a ringraziare l'effetto anti-by-pass facebookiano per un feedback davvero inaspettato, noi comunque - già di nostro - perfettamente "integrati", e adesso più che mai. Ecco allora la nostra intervista all'uomo via Effe-bì.
Grazie per la descrizione che fai della mia musica. Per quanto riguarda la domanda... No, non credo che le mie siano scelte limitanti, semplicemente perché sono anni che le porto avanti. Il mondo ha cominciato solo adesso a conoscere il mio suono, ma è un suono che è nato a Pasadena (California) quando ero ancora un ragazzino. Non è una questione di "moda", come per tanti altri tizi saltati sul carrozzone di questi tempi. E' tutta la vita che io porto avanti il FUNK. Non è una moda per me: lo è per i tanti produttori che lo stanno scoprendo solo adesso e che, "probabilmente", scopriranno qualcos'altro di qui a un paio d'anni. Questo suono per me è vero e reale, e lo sarà sempre.
E' un vero piacere e un onore. PBW è il motivo principale per cui ho deciso di unirmi alla ST. Io e lui siamo prima di ogni altra cosa due amici e due maniaci del vinile. Lui ha sempre condiviso con me questa "visione". E io apprezzo davvero tanto quello che sta facendo per il funk in questi tempi di grande creatività musicale.
Così su due piedi, direi: Prince - 17 Days; Slave con Steve Arrington - Just a Touch of Love; Todd Rundgren - Hideaway; Junie Morrison - Super Spirit; Prefab Sprout - Bearpark.
Mi piace condividere con gli altri rarità Boogie-Funk, di quelle che spaccano, di quelle che oggi come oggi non ti capiterà mai di sentire in un club o a un party. Non remixo né edito live, ogni tanto mi metto a cantare sulle strumentali di certi pezzi, se sono nel giusto mood. Nessun trick né altre merdate. Quello che mi interessa è fare decollare la festa. Non mi interessa altro.
I Sa-Ra sono fighi, ma io adesso sono completamente buttato su cose come: Nite Jewel, FunkinEven, Theo Parrish, SFV Acid, Nicky B (aka Nibby), GOSUB, Hawthorne Headhunters (con I Ced, Proh Mic, Black Spade & Coultrain), JimiJames, RED, e tutti quei suoni nuovi e progressivi che cercano di mantenere intatto il senso del Funk.
E' stato divertente. Mi piace lavorare con alcune di queste "giovani leve". Auguro tutto il bene del mondo a quanti riescono a diventare "dei nomi" semplicemente decidendo di condividere la loro creatività col resto del mondo.
Per realizzare Toeachizown ci sono voluti quasi due anni di lavoro. Ne sono molto orgoglioso. E' proprio il tipo di disco che io e i miei amici - con cui sono cresciuto nella zona ovest di Pasadena - volevamo sentire quando andavamo in giro. Ecco, io l'ho fatto questo disco, per la gioia di tutti. Spero che col passare del tempo (degli anni, se necessario), anche il resto del mondo riesca a "entrarci dentro". Il disco è così com'è perché io l'ho voluto così: pezzi lunghi, strumentali, voci strafatte, canzoni vere e proprie sparse qui e lì, strumenti analogici, canzoni suonate tutte d'un fiato e non semplicemente tagliate, ricucite, campionate, rivoltate. Non è neppure un disco "retrò": io non faccio roba retrò, altri artisti fanno retrò! La mia è una continuazione dello stile funk che si è estinto precocemente a causa dell'emersione e del dominio dell'hip-hop, pompato dalle major, dagli Ottanta fino ad oggi. E' un disco che cerca di colmare la distanza tra vecchio e nuovo, e spero che se ne accorgano tutti.
Il mio prossimo progetto è un album che ST pubblicherà col titolo di Adolescent Funk, sarà una raccolta di registrazioni casalinghe realizzate su musicassetta quando ero un ragazzo. Wolf ha sentito alcune di queste cose, nastri che io avevo chiuso dentro vecchie scatole di scarpe, ma che mi ero sempre portato appresso nei miei spostamenti nei dintorni di L.A., e ha deciso che le avrebbe pubblicate. Perché no, ho detto io! Inoltre ci sono nuove collaborazioni con Nite Jewel (il progetto si chiamerà Nite-Funk) e la produzione del nuovo EP di Steve Arrington (degli Slave), che uscirà sempre su ST nel 2010.
Il 2009 è stato un anno molto positivo per la mia musica, per il Modern-Funk, e in generale per tutte le musiche funk-based. Non vedo l'ora che cominci questo 2010, sperando che sia un buon anno di musica per tutti noi.
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Sembra piovuto dal nulla ma da anni gira nell'underground out-hop USA. A Sufi And A Killer è una rivelazione. Oltre la Warp e l'Anticon, lo yoga e il misticismo, Tom Waits e Flying Lotus...
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