“La gente del west ha strani sensi di colpa per una serie di cose: il vento (quelli di Santa Anas), la fine (del paese), la luna (la mezzaluna è maledetta), finanche i film. Ma non importa cosa sia vero/falso, perché l’effetto è lo stesso, anime spaventate in un luogo che è una trappola, fiori di loto galleggianti su un lago disseminato di cadaveri. Topaz Rags è un nuovo trio che cala a tarda notte, dedicato alla mappatura di questi tempi tetri e di questi lunghi addii”. Riassunto programmatico, nonché profilo esistenziale del nuovo trio partorito dalla calda e feroce risacca della Not Not Fun, casa del miglior “out-rock” di questi anni sotto l’egida di Pocahaunted e Robedoor.
Gli stracci di topazio non a caso prendono dall’uno e dall’altro. Amanda è la sirena che ulula alla luna storie tremebonde da crudele noir metropolitano, Britt dà corpo alle ombre più scure con basso e tromba, Ash aggiunge il tocco da ballroom abbandonata con cori e note di piano tremolanti. L’occasione è propizia finalmente. Dopo una serie di release minori per la propria etichetta come la primissima cassetta intitolata, non a caso, California Ash e un sette pollici chiamato Tarot Harem, che nelle prime copie era corredato da una carta dei tarocchi pubblicati nel 1970 da Aleister Crowley, ecco che arriva il momento del disco di debutto, distribuito proprio in questi giorni, con il titolo Capricorn Born Again.
Il taglio della musica è quello della ballata jazz-noir, del rosario di confessioni maledette esalato in perenne riverbero dalla voce da un’Amanda mai cosi strega e maledetta. Aggiungiamoci un po’ di evidenti analogie con la battuta bassa ammantata di nero dei Portishead, in una versione “half-destroyed pre-digital” o ancora il piglio cupo e crudo di Bohren & Der Club Of Gore, per non parlare poi della terribile malinconia che si spande larga e concentrica dalle note di piano, in una maniera non troppo lontana dai primi Movietone e il profilo è delineato. Eccoli qui gli ultimi oracoli della notte buia, nei vicoli più luridi e nei bar peggio frequentati della metropoli.
Le parole di Amanda, che nella parte della chanteuse maudit si ammanta di un po’ di glamour fatalista, si incaricano per l’appunto di descrivere un’atmosfera, uno scenario, un habitat esistenziale: “Tutto scricchiola e sibila, c’è fumo nell’aria, i giocatori sono alla fine delle corde, liriche lavate su sbiadite ballate raga, furtive depressioni da piano bar elettrici, ombre di garza su caverne pop, la campana di vetro è semivuota, ovviamente. Immergiti lentamente e penetra”.
Scheda: Topaz Rags
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