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Pubblicazione 13 Gennaio 2010

Beach House

Gioventù trasognata

Sogni e certezze, movimento e melodie. I Beach House atto terzo.
Beach House
2009

 “More cosmos, less reverb”. Questo dice Victoria Legrand se le domandi qualcosa sul nuovo disco e sui cambiamenti che porta. I Beach House erano i due bohemienne che si facevano fotografare trasognati e svampiti sulle spiagge in pieno autunno e con le nuvole gonfie di pioggia su di sé. Gli stessi che nella tenebra della malinconia ci sguazzavano come due romantici all’ultima lettera d’amore. Dopo due dischi abbastanza omogenei e simili nelle soluzioni, il terzo, chiamato Teen Dream e in arrivo ad inizio 2010, fotografa due musicisti ormai smaliziati e pronti a cambiare le carte in tavola senza perdere nulla del proprio stile. “Un titolo come Teen Dream non è malinconico o nostalgico. E’ aperto, leggero, libero, astratto e un invito. Ci sono giovani e sogni. Passato e futuro. Le parole stesse suanono bene insieme. Ci sembrano a loro modo classiche. Questo disco ha vita dentro di se”.

Victoria è la donna che porta i pantaloni in casa, la prima voce, il motore primo del progetto, oltre che una professionista ormai navigata nel settore: “Registrare a New York ci ha permesso di continuare a lavorare stando concentrati senza distrazioni. Avevamo già scritto il disco nove mesi prima portandolo in fase di registrazione a luglio. Abbiamo registrato in una chiesa chiamata Dreamland, ma non per qualche motivo religioso. Era semplicemente un grande studio con un sacco di natura intorno quando ne avevamo bisogno. E nessuna distrazione”. Teen Dream è effettivamente un passo avanti nel mondo dei Beach House. Considerato il taglio lento e ipermalinconico delle composizioni, sempre un passo oltre nel giocare con le armonie in minore, inizialmente i due venivano effettivamente accomunati alla scuola americana della lentezza, tirando in ballo Red House Painters, Tarnation, Dakota Suite e soprattutto Low. Dall’altro quel mood etereo e fiabesco, leggero e volatile che sa di dream pop europeo, di scuola 4AD e Creation, di Slowdive e Cocteau Twins.

Teen Dream, effettivamente, rompe in parte con tutto questo. E’ un disco che domina le melodie, non ne viene vinto, ottenendo una serie di gemme pop (quelle cose classiche fatte a base di verse chorus verse) di cui i Beach House di dimostrano maestri assoluti: “In Teen Dream c’è più movimento e c’è un’intensità che è fisica e più tangibile”, parole di Victoria che vengono sposate dal fido Alex che chiosa: “c’è effettivamente più movimento, piuttosto che accordi in maggiore. Ci sono ancora momenti tristi, ma sono bilanciati con molti altri fattori e umori, come un diamante che ha molte facce”.

Scheda: Beach House

copertina pdf #91