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Pubblicazione 06 Gennaio 2010

Krallice

Disagi violenti si fanno calcolo

Cosa succede quando spietati terro-chitarristi decidono di suonare Black Metal. La matematica drammatica che non ti saresti aspettato....
Krallice
2009

Dopo anni di musica di confine, con i Krallice Mick Barr sembra misurarsi con delle forme in qualche modo convenzionali. Non si tratta infatti, di correre a 300 all'ora lungo il manico della chitarra - sparando raffiche di note a velocità quasi extra-tone - da solo (Ocrilim/Octis) o in compagnia (Orthrelm). Nemmeno si ha molto a che fare con i suoi esordi Crom-Tech, in cui il genere di riferimento, l'hardcore, detonava in un'esplosione di schegge brutal-progressive. Un discorso simile vale per il cofondatore della band Colin Marston. Sound Engineer nel suo studio di registrazione a NYC, è Warr-chitarrista per i labirinti tech-death di Behold...The Arctopus e seconda mente dell'IDM per metalheadz di Infidel?/Castro!. Krallice è per entrambi abbandonare i virtuosismi gelidi e le sperimentazioni asettiche dei loro altri progetti, per una musica intensa e diretta come mai si era vista da queste parti.

Colin e Mick si conoscono da tempo. Hanno uno split insieme con le rispettive band Behold...The Arctopus/Orthrelm, ed è Marston a registrare nel 2005 quel manifesto di minimalismo brutale che è OV di Orthrelm. L'idea di formare una band black metal, raccontano a Pitchfork all'epoca dell'esordio, ce l'avevano in mente già da tempo, essendo entrambi estimatori della scena scandinava, da Burzum a Darkthrone. Assoldato alle pelli Lev Weinstein (Bloody Panda) esce nel 2008 il primo album, per la canadese Profound Lore. Sei pezzi in saliscendi vertiginosi, con le chitarre a scontrarsi e a sorreggersi l'un l'altra in contrappunti ed armonizzazioni. Tecnicismi marchio di fabbrica dei due chitarristi di New York, ma per la prima volta non finalizzati a definire con la propria complessità un immaginario disumano ed alienante, tra ripetizioni ossessive e frammentazioni irrimediabili.

Le trame matematiche, in Krallice sono piuttosto energie atte a rendere vividi i tratti epici della loro musica, ad arricchire le loro visioni. Coordinate efficaci si trovano nel black progressivo di Weakling o Wolves In The Throne Room, ma svuotate sia dalle catastrofi dei primi che dallo sfarzo dei secondi. E se alcune caratteristiche stilistiche - chitarre in tremolo perpetuo, urla agonizzanti - indicano inequivocabilmente le direzioni estetiche della band, alcuni riferimenti possono invece essere trovati altrove. Nell'evitare toni i compiaciuti, tipici di tutto il Black nel riferire di orrore ed oscurità, Krallice trova affinità nei disagi violenti dell' emo-core di casa Ebullition e Gravity, e in band quali Portraits of Past, Orchid. La sensazione è una sorta di iper-emotivismo, che nel suonare black metal si fa paura da solo.

A solo un anno di distanza, ecco già il secondo disco, Dimensional Bleedthrough, segnale che le meccaniche nella band funzionano a pieno regime. E se la scrittura torrenziale dell'esordio è venuta un po' meno, a guadagnarci è una maggiore introspezione. In alcuni episodi la musica rallenta e si incupisce, (forse anche per l'apporto dato dal nuovo bassista Nick McMaster) mentre il riffing epico, distribuito calibratamente lungo l'album, si fa più vivido che mai. Krallice è musica trasversale, che pur intrinsecamente black metal, si arricchisce di fulminate math, introspezioni emo, paesaggi dark. E qui, l'insieme è decisamente superiore alla somma delle parti.

Scheda: Krallice

copertina pdf #91