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Pubblicazione 11 Dicembre 2009

Premio Tenco 2009

Teatro Ariston, Imperia (Dal 12 Novembre al 14 Novembre)

Premio Tenco 2009. Trentaquattresima edizione tra conferme, consacrazioni e poche novità.

Assegnate due delle quattro targhe dell'anno scorso a Baustelle e Le luci della centrale elettrica, e data così una spinta piuttosto decisa a quel ricambio generazione che per quanto riguarda la canzone d'autore negli ultimi tre lustri non ha ancora trovato nomi davvero di peso (se escludiamo Vinicio Capossela), il Premio Tenco di quest'anno propone soprattutto consacrazioni e conferme. Targhe dunque a Max Manfredi con Luna persa ed Enzo Avitabile con Napoletana, rispettivamente per il miglior disco dell'anno in assoluto e in dialetto, e a Ginevra Di Marco con Donna Ginevra per il miglior disco d'interprete, i quali confermano le cose buone fatte su disco anche durante le esibizioni all'Ariston.

Deludono invece i vincitori della Targa per il miglior esordio, ovvero i milanesi Elisir e il loro jazz-pop venato di francesità che guarda da lontano (molto da lontano) la Piccola Orchestra Avion Travel e Paolo Conte. Di prime prove migliori del loro Pere e cioccolato ne abbiamo sentite parecchie quest'anno, e anche i nomi nuovi proposti dal Club Tenco non hanno brillato di chissà quale luce. Bravi Piji (ancora Conte, ma anche Natalino Otto e Sergio Caputo), Alessandro Mannarino (Vinicio Capossela, Gabriella Ferri, Franco Califano e il talking folk di Bar della Rabbia che si porta via tutti i presenti) e un Dente che tanto nome nuovo non è ma per l'occasione veste con lo smoking le canzoni di L'amore non è bello.

Poca roba gli altri, tra tentativi di patchanka elettrificata tipo Gogol Bordello ma con un decimo della stessa energia (gli Ex, con membri di Mazapegul, Daunbailò, Mau Mau e Luca Morino ospite alla voce), bozzetti teatrali oppressi dall'emozione del palco (Momo) ed outsider presenti per la prima volta in solitaria come Edgardo Moia Cellerino, ex Le Masque Premio Siae, che strozza la classicità delle sue canzoni in suoni di tastiera che quasi nemmeno negli anni ottanta, o Franco Boggero e i suoi bozzetti ironico-amarognoli, divertenti e nulla più.

Quasi sempre positivi al contrario i giudizi sul resto dei partecipanti - che non citeremo interamente per non rendere questo pezzo un mero elenco - a partire dai due Premi Tenco 2009 Franco Battiato e Angelique Kidjo. Il cantautore siciliano arriva trafelatissimo e accompagnato dal pianoforte canta magnificamente cinque canzoni con omaggio a Giuni Russo (L'addio), ripescaggio di un brano minore (Le sacre sinfonie del tempo), duetto che tutti attendevano (su I treni di Tozeur con Alice, alla quale è anche affidata la sigla Lontano lontano), hit vecchie (La cura) e nuove (Inneres auge, assai applaudita visti i mala tempora). Mentre la cantante originaria del Benin anticipa qualche brano dal nuovo disco Oyo di prossima uscita e sveglia il sempre un po' assopito pubblico dell'Ariston con un set vitale e forsennato nei ritmi. Ma gli applausi vanno anche al combat-folk rinvigorito da arrangiamenti all'altezza e canzoni piuttosto riuscite degli Yo Yo Mundi e a un Vinicio Capossela che coi suoi suoni inconsistenti (theremin, cristallarmonio, autoharp) pare aver (definitivamente?) trasferito la propria residenza artistica da Pomona ad un punto tra l'Arizona e l'Ohio che pare più letterario che geografico, visto il sentore Sherwood Anderson e Cormac McCarthy di cui sono intrise le canzoni del recente Da Solo. 


Pollice verso invece per un Daniel Melingo perso in troppe pose bohèmienne – ed è un peccato perché il suo tango bagnato nello whisky di Tom Waits e nei fantasmi di sega e banjo della provincia americana potrebbe dare esiti più fecondi; per un Morgan ipertrofico in tv come sul palco – dove vuole suonare qualsiasi strumento maltrattando il canto e non rendendo servizio ne a sé ne al pubblico ha di fronte; e infine, prevedibilmente, per Vittorio De Scalzi con il Gnu Quartet, tanto fuori tempo massimo (alla fine arriva pure un revival New Trolls che ci starebbe se, appunto, l'atmosfera non fosse così nostalgica) quanto ancora alla retorica un po' stucchevole di una manciata di poesie inedite del poeta anarchico Riccardo Mannerini messe in musica.


Fatti così i conti, la trentaquattresima edizione del Tenco mostra un movimento cantautorale che, come si diceva all'inizio, necessita di nomi tanto pesanti da scalzarsi di dosso l'ombra dei soliti padri putativi. Nel suo incessante ed essenziale lavoro di promozione di tutto ciò che è canzone d'autore e dintorni da qualche hanno la direzione del Club Tenco sta tentando anche un rinnovamento che parta dai nomi e arrivi ai linguaggi. Per riuscirci occorre continuare sulla strada intrapresa, magari calibrando un po' di più il tiro, e soprattutto non demordere.

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