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Pubblicazione 13 Giugno 2008

Il Teatro degli Orrori

Corte Ex Comandini, Forli-Cesena (31 Maggio 2008)

Solo una conferma: un live del Teatro degli Orrori non è cosa da poco
Il Teatro degli Orrori
Fabrizio Zampighi 2008

Chi tocca muore. O magari si innamora. Di una delle migliori esperienze live degli ultimi anni, di uno dei dischi più travolgenti e fragorosi, di una delle formule musicali più eccitanti, di una delle poche realtà col fegato spappolato ma il cervello ancora ben funzionante. Un concerto de Il Teatro Degli Orrori è questione di ego, di carisma, di caratura tecnica ma soprattutto di empatia violenta e meravigliosa tra pubblico e performer, veicolata dal protendersi selvaggio di Pierpaolo Capovilla sulle prime file, dall'impressionante potenza e precisione dei rullanti di Francesco Valente, da un Favero maestro d'armi e direttore d'orchestra, da un Gionata Mirai motore propulsivo di una creatura a quattro teste – pensanti – dall'aspetto davvero poco rassicurante. Una creatura celata nel sottosuolo e nel quasi anonimato per anni – sotto le mentite spoglie di One Dimensional Man, Putiferio, Super Elastic Bubble Plastic -, che ha le unghie affilate di chi non è mai sceso a compromessi, che è nichilismo e sputi in faccia, oscurità e sarcasmo, alcool e anfetamine, nei testi quanto nelle musiche. Come quelle taglienti di Vita Mia, cui viene affidato il compito di aprire le porte dell'Impero delle tenebre e che fanno letteralmente esplodere una Corte Ex Comandini affollata, o magari quelle intense e dolorose de La canzone di Tom – in una versione decisamente più grezza e elettrica rispetto al disco –, il punk-noise-stoner devastante – ancor più dal vivo - di Compagna Teresa o gli scenari decadenti della quasi title track. Non c'è un attimo di tregua nel set della band, mentre mestiere e furore si mescolano negli occhi spiritati di Capovilla facendolo assomigliare al più pericoloso criminale che la storia del rock ricordi - uno insomma, che non faresti proprio uscire con tua figlia – o a un invasato. Finché non prendi contatto con le liriche che canta e ne capisci l'intenso retroterra emotivo e culturale, finendo così per vedere in lui e negli altri tre del Teatro degli Orrori dei compagni di strada, dei fratelli, dei musicisti capaci. In una serata stramba e affascinante, può capitare anche questo.

copertina pdf #91
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