Label rubriche
Pubblicazione 24 Novembre 2009

Macaco Country Birthday Party

Macaco Night, Treviso (31 Ottobre 2009)

Metti una sera a casa Macaco per un Halloween indie-rock senza maschere e lontano dall'Italia in sbornia yankee
GuruBanana
2008

Autocarri solitari, SUV tirati a lucido che ti tampinano da dietro per schizzare chissà dove e una sfilza di paesi della bassa veneta – con relativi incroci, autovelox e pensionati valorosi che pedalano a bordo strada – da attraversare. La statale SS309 è un piccolo inferno, inconsapevolmente in tema con la serata di Halloween. Roba da restarci secco. Roba da “periferia del mondo occidentale” come cantava Gaber un po' di tempo fa. Inevitabile pero', visto che la destinazione sono i dintorni di Mogliano Veneto e questa è la strada più breve per arrivare.

L'occasione è importante: si festeggiano i primi cinque anni di una delle etichette discografiche più in vista del panorama sotterraneo nostrano. Vino, persone, ma soprattutto musica, come dimostra una locandina che chiama a raccolta Guru Banana, Alessandro Grazian e Margareth in concerto. Memorizziamo, apprezziamo la scelta e aspettiamo, il tempo di una pasta e fagioli con radicchio – in piena tradizione locale - biologica e decisamente gustosa. Del resto il posto merita, immerso com'è nella campagna più sperduta. Una co-housing ritagliata in un lembo di terra enorme tra l'A27 e il passante di Mestre – il traffico è a due passi, ma non si sente – che vive in totale autarchia. Il che significa colture di prima mano, gruppi di acquisto, cooperazione e solidarietà. Bello e insolito per un Paese come l'Italia in cui ci si ammazza tra vicini di casa. E in linea con una concezione di indie-rock che cerca di coniugare la qualità a uno scambio vicendevole tra le parti, vivendo nel contempo di situazioni sempre più ridotte (complice, anche la crisi economica).

Come dimostrano le serate organizzate periodicamente dalla Macaco in questa sede – cena più musica – e in generale la moda degli house concerts diffusasi negli ultimi anni. A spiegarcelo è anche Paolo Zangara dei Lo.mo, uno che può vantare una certa lungimiranza in questo senso con l'associazione Sur Le Sofa. Il “successo” del format, ci fa capire, va ricercato in elementi banali quanto fondanti: prezzi ridottissimi, ambiente intimo e la certezza di assistere a un evento (quasi) irripetibile. Chi suona apprezza il clima familiare e l'estrema attenzione che ne deriva mentre il pubblico ha la possibilità di vedere e ascoltare musica senza doversi svenare. Adatto, ne converrete, a un' Italia del rock indipendente in miniatura, con scarsissime risorse a disposizione ma non certo a corto di idee. Ci dice anche altro, Paolo. Ad esempio che Milano non è più la terra promessa per ogni buon musicista che si rispetti, soprattutto per una carenza cronica di spazi intermedi – tra il centro sociale e il grande club, per intenderci – in cui suonare. Passiamo in rassegna le principali città italiane e tra le tante ci viene da salvare solo Torino, che anche Bologna ultimamente non se la passa troppo bene. E allora viene da pensare: ma non è che questa cosa del “piccolo ma bello” che si vede nei concerti faccia un po' il paio con una rivalutazione della provincia (nell'organizzare eventi e nel trovare spazi deputati) a discapito delle grandi città?

Una riflessione plausibile, ma da destinare ad altra sede. Anche perché ora c'è da fare altro. Nello specifico dribblare conigli, galline, pavoni e filari infiniti di radicchio trevigiano per assistere a questa versione country – field concert ? - dei concerti da appartamento. Nel freddo pungente della campagna si socializza il giusto, ci si confronta con Alessandro Grazian su canzone d'autore e dintorni e si ripassano nomi: Giovanni Ferrario, Andrea Fusari, Scott Mercado (Black Heart Procession, Manuok). Ognuno di loro presente, ognuno di loro un ruolo nella storia dell'etichetta. A cominciare proprio dal Ferrario produttore artistico e punto di riferimento per molta della musica della label veneta, come potrebbero confermarvi i Grimoon di Lanterne Magique e Le 7 Vies Du Chat o lo stesso Fusari di quei Gurubanana in cui milita anche il musicista lombardo. Meriti conquistati sul campo e lavorando sodo, tra una P.J. Havey e un John Parish, Hugo Race e Morgan. Insomma, più guru di quanto non ti aspetteresti, ma forse, a ragione. L'americano deve invece alla Macaco un No End To Limitations di due anni fa ed è qui per offrire i suoi servigi dietro al mixer per l'imminente quarto disco dei Grimoon. Tanto che si presenta solo in tarda serata e per suonare dieci minuti, dopo aver passato tutto il giorno a lavorare proprio alla nuova fatica della band veneta. Il giorno successivo ci sarà modo di ascoltare pure un paio di pezzi del CD in anteprima, troppo poco per pensare anche solo lontanamente di trarre conclusioni di alcun genere.

E siamo al concerto. La sorpresa sono i Gurubanana: bravi su disco e “tiratissimi” dal vivo, con una sezione ritmica di carattere e certe chitarre elettriche assassine a cesellare brani come Cold Water e Bucky Bucky. Non c'è un attimo di tregua durante il set e il rock lourediano della compagine fa morti e feriti tra gli ospiti un po' su di giri, ribadendo il concetto che per suonare ottima musica non servono progettualità mirabolanti ma soltanto qualche buona idea (i brani di Fusari) filtrata da un certo buon gusto (la produzione di Ferrario). Che dire, vorremmo rivederli al più presto, al completo e magari più vicino a casa. Come rivedremmo volentieri anche Grazian: lui è sempre lui, che lo si ascolti con una schiera di musicisti classici attorno o da solo con la chitarra acustica, come in questa occasione. Voce toccante, musica vera, canzone d'autore di livello come sono rimasti in pochi a farla in Italia. La verità è che ci vorrebbe più attenzione per proposte del genere ma l'attualità del rock indipendente è purtroppo anche esterofilia e questioni di corsi e ricorsi stilistici, questi ultimi spesso poco in linea con la serietà compita di una musica come la sua (parliamo di Grazian, ma potremmo citare anche 33 Ore, Adriano Modica, Cesare Basile, ecc..). Nella terra di mezzo tra l'uno e gli altri si posizionano i Margareth, nuova scoperta in casa Macaco. Il loro set è un succedersi raffinato di trombe in sordina e pianoforti, batterie e chitarre, tanto che tornano in mente certe derive dei Mojave 3 con meno istinto pop e più eleganza. A febbraio uscirà il disco d'esordio, per cui rimandiamo tutte le possibili elucubrazioni al momento della recensione. L'impressione generale, comunque, è positiva.

Finisce così la serata, tra musica suonata, DJ di rito e sacco a pelo. Prima di chiudere ripensiamo a un caffè preso il mattino del primo novembre a un metro da un campo arato e sotto un sole capace ancora di riscaldare; a Scott Mercado che azzanna una fetta di pane e nutella dopo aver dormito tutta notte con un gatto sulla barba; a un Andrea Fusari appassionato di rock e blues d'annata in un'epoca in cui - purtroppo o per fortuna, decidete voi - si ascolta tutt'altra roba. Il resto è un ritorno a casa sulle note di It's Not Supposed To Be That Way dei Phosphorescent, con qualche ora di sonno in meno e molte buone vibrazioni in più.

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