Scelta radicale. Faremo tutto senza tastiere, chitarra-basso-batteria e voce. Niente macchine per il concerto al Covo di Bologna dei Fiery Furnaces. Su questa anticipazione, che ci dà Matthew Friedberger appena prima dell’inizio del live, non abbiamo tempo di costruire aspettative. Pochi minuti e si parte.
La prima domanda che ci saremmo fatti avrebbe sicuramente riguardato gli escamotage che le fornaci avrebbero potuto utilizzare per rendere i cut-up schizofrenici dei dischi in una veste tradizionalmente rock. Prima ipotesi. Scelte timbriche differenziate degli strumenti, a mimare la metamorfosi perenne. Scartata. Le canzoni del live suonano tutte alla stessa maniera, arrangiate nello stesso modo. Un effetto che ci ricorda un live di qualche anno fa all’Interzona di Verona dei Red Crayola.
Ma qui si opera il ribaltamento. Il cut-up e la frammentazione, i micro-luoghi che si susseguono con incastri e passaggi di stato repentini, sono diventati un flusso ininterrotto, per quanto frastornante, straniante e destrutturato; una sorta di maratona per il musicista ma anche per l’ascoltatore, un tour de force che ha messo sullo stesso piano la difficoltà tecnica e la fatica dei musicisti di riprodurre le microstrutture in continua variazione (crediamo siano state notevoli) e la resistenza di ascolto, o meglio, la concentrazione necessaria per stare dietro al quartetto. E ancora, di converso, la possibilità di lasciarsi andare nel flusso e decidere di perdere l’orientamento, di smettere di cercare di seguire e collocare i pezzi. Ruolo chiave in questo senso è andato a Eleanor, la cui voce è l’anello di collegamento (timbrico, ancora, arrangiativo, ma soprattutto stilistico e contestuale) con le versioni su disco.
Sarà per questo che non abbiamo realizzato fino in fondo, probabilmente, quanto ci ha convinto o meno l’aproccio del duo/quartetto in versione strettamente rock…
Scheda: Fiery Furnaces (The)