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Pubblicazione 10 Novembre 2009

Michael J. Sheehy

Ascesa e caduta di un songwriter

Una parabola da perdente, un pugno di dischi che migliorano invecchiando, un concept album sul pugilato. Ladies & gentlemen... Mr. Sheehy
Michael J. Sheehy
Patrick McCarthy 2009

Per chi si interessa di loosers e cause perse, il personaggio Michael J. Sheehy non è certo nuovo. I più attenti lo avvistano una decina di anni fa, quando canta alla testa dei Dream City Film Club, sfortunatissima band britannica che si trovò inghiottita nell’oblio allorché in piena epopea “brit pop” pensò di poter avere attenzione con un repertorio che aveva per modelli Elvis e i Virgin Prunes. La rapida fine della band causò in maniera più o meno indiretta, da un lato l’apparizione sulle scene dei Placebo, che giocarono carte molto simili a loro, forti però di un taglio glam molto più pronunciato e commerciabile e dall’altro l’inizio delle trasmissioni soliste dello Sheehy. Va da sé che l’attenzione attorno ai suoi dischi ha continuato ad essere fumosa, poco monetizzabile, parecchio dimessa e discreta, che è poi anche un riflesso della personalità del suo autore.

Cresciuto in una famiglia di cattolici parecchio praticanti, con una predilezione per i dischi di Elvis e del rock’n’roll anni ’50/ ’60, salvo poi una tardiva e leggera inclinazione per la new wave tendente al gotico, Sheehy è un autore classico la cui specialità principale è quella di saper trovare sempre nuovi varianti sul modello di Love Me Tender. Con il tempo si è fatto sempre più raffinato e smaliziato arrivando nel 2009 al quinto lavoro in proprio. With These Hands merita di essere considerato uno dei migliori dischi dell’anno, una sorta di concept album, ideato su un musical ambientato nei primi anni ’60, che Sheehy ha messo su con una band di musicisti di supporto, omaggiati nell’intestazione del disco con il nome di Hired Mourners. Il ciclo delle canzoni narra la storia di Francis Delaney, un pugile fittizio che è un riflesso distorto dell’autore, pugile anche lui in tenera età.

Più che dalle parti di Rocky Balboa o Tony Montana, Francis Delaney e la sua storia sono più avvicinabili a quella di Rocky Graziano nelle sembianze del Paul Newman di Lassù Qualcuno Mi Ama, quindi una storia che vive nella sociologia e nell’immaginario tipici dello sport più popolano e popolare, con una fauna di personaggi viziosi e una serie di ambienti maleodoranti, che giustamente stimolano alla vignetta satirica. Un disco quindi che va ascoltato come se si stesse all’Opera tenendo il libretto con i testi costantemente a portata di mano. Come lonesome man Sheehy non fa una piega. Si diverte ad immaginarsi come uno storyteller demodè riuscendoci perfettamente, anche quando indossa le maschere un po’ storte di Tom Waits o Nick Cave o meglio ancora… dell’icona Elvis.

copertina pdf #91