Di artisti raffinati come Alessandro Grazian non ne nascono tutti i giorni. Come dimostrato da una musica fuori dal comune in bilico tra orchestrazioni e canzone d'autore, aspirazioni da soundtrack e folk aristocratico. Materiale che ha bisogno di tempo. Per decantare, sorprendere, comunicare. Anche perché può accadere che la strada da percorrere si faccia paradossalmente insidiosa, quando la scrittura è in potenza complicata e le conoscenze tecniche non si limitano a due accordi di chitarra e un 4/4 di batteria. Pur avendo le capacità per comprimere in tre minuti di canzone il classicismo di Bach e il Fabrizio De Andrè più profondo, una voce à la Jeff Buckley e un fingerpicking virtuoso, certa ipertrofia dei testi e una serietà compita, può succedere di perdere la bussola.
Deve passare del tempo prima che ci si accorga che il messaggio ha bisogno di strutture lineari – per quanto elaborate – e non di conglomerati pulsanti di strumenti e sillabe; ci si deve mettere in discussione, per capire come far respirare musica e parole. Magari portandole in giro in tour o confrontandole con forme d'arte complementari (il Grazian musicista di scena nelle ottanta repliche dello spettacolo Nati sotto contraria stella). Si arriva allora a una sintesi perfetta tra un disco pretenzioso e intrigante come Caduto (Macaco/Trovarobato, 2005) e un successivo Indossai (Trovarobato, 2008) più a fuoco e depositario di episodi commoventi come la title track o la suite San Pietroburgo. In un EP L'abito (n.61 del pdf) summa di un percorso di crescita costante e ammirevole, nella sua fedeltà a un'estetica riconoscibile.
C'è anche dell'altro. Parlando di Alessandro Grazian ci si rivolge giustamente a un musicista solista ma in realtà si ha a che fare con un collettivo. Un parco strumentisti che può vantare Nicola Manzan (violino), Gianbattista Tornielli (violoncello), Riccardo Marogna (clarinetto), Nereo Fiori (fisarmonica), Alessandro Arcuri (contrabbasso), Tommaso Cappellato (batteria) e quell'Enrico Gabrielli in forza ad Afterhours e Mariposa. Quest'ultimo a condividere con lo stesso Grazian orchestrazioni e arrangiamenti. Un gruppo di lavoro che non solo sostanzia la scrittura elegante del musicista padovano, ma ne valorizza i passaggi, ne indirizza il carattere, ne allarga le prospettive, ne aumenta il fascino, fino a diventare una componente fondamentale delle geometrie dei brani. In tempi di social network fittizi, un network reale che funziona benissimo e senza aver bisogno di un server.
Scheda: Alessandro Grazian