I Cosiddetti Contemporanei
Pubblicazione 31 Ottobre 2009

Martha, my dear!

La Bohème - Martha Argerich & Friends

Riaprono i battenti i Teatri d’Opera e presentano le nuove stagioni. In attesa della Salome di Strauss, il Comunale di Bologna si affida a Facebook.
La Bohème di G. Puccini. Atto III (regia L. Mariani).
Giacomo Puccini
2009
La Bohème di G. Puccini. Atto III (regia L. Mariani).

Martha Argerich e i suoi “amici” chiudono il Bologna Festival con un programma tutto incentrato sul duo pianistico.

Per i teatri italiani, ottobre è il mese della riapertura dei battenti, dopo la lunga (e obbligata) pausa estiva. In attesa del nuovo cartellone, nella stagione delle foglie morte gli ex-Enti Lirici (ora Fondazioni) e i teatri dedicati alla musica sinfonica si affannano a chiudere la precedente stagione e, nel frattempo, a presentare i nuovi programmi.

Come al solito, a dare sfoggio di nomi importanti e costose produzioni è il teatro più prestigioso e potente del Belpaese: La Scala di Milano. Claudio Abbado, Pierre Boulez, Myung-Whun-Chung, James Conlon, Daniel Harding, Daniel Barenboim, sono solo alcuni dei direttori che si alterneranno nel 2010 sul podio del teatro meneghino. L’apertura della fitta Stagione Lirica è affidata alla Carmen di Bizet, con la regia di Emma Dante e la direzione di Barenboim. Premesse interessanti anche per la nuova produzione del Ring wagneriano e la presenza della compagnia catalana Fura Dels Baus. Ma a fare il pienone sarà senza dubbio lo stagionato Placido Domingo, protagonista in aprile del Simon Boccanegra di Verdi per festeggiare i suoi quarant’anni alla Scala.

Con Verdi hanno deciso di aprire la nuova stagione d’Opera anche il Massimo di Palermo (Nabucco a Gennaio) e il Regio di Parma (I Lombardi Alla prima Crociata, sempre a Gennaio), mentre l’Opera di Roma e il Regio di Torino, chiuderanno l’anno con l’opera più popolare del compositore di Busseto, Traviata (regia, rispettivamente, di Franco Zeffirelli e Laurent Pelly). Degnissima di nota l’apertura del nuovo Petruzzelli di Bari, il 4 ottobre scorso. La prima opera ad andare in scena sul nuovo palco del teatro pugliese, rinato dopo l’incendio che lo distrusse completamente nella notte tra il 26 e il 27 ottobre del 1991, sarà Turandot di Puccini.

In grande stile e fuori dal coro apre, come suo solito, il San Carlo di Napoli, che inaugurerà il 2010 con l’ultima opera “seria” di Mozart, La Clemenza Di Tito, un cast d’eccezione e due nomi che parlano da soli: la coppia Luca Ronconi (regia) e Jeffrey Tate (direzione) non ha bisogno di presentazioni. La Salome di Strauss aprirà, invece, il nuovo cartellone operistico del Comunale di Bologna. Un programma sulla carta più che dignitoso, ricco di nuovi allestimenti e coproduzioni. Al fianco dei soliti titoli “di repertorio” (quest’anno Carmen, Traviata e L’Elisir D’Amore di Donizetti) quest’anno a Bologna ci sarà anche spazio per il musical rock. A quarant’anni dalla prima assoluta (1970) e a due dalla sua versione cinematografica, l’opera pop-rock Orfeo 9 di Tito Schipa Jr (figlio del celebre tenore), ispirata liberamente al mito di Orfeo ed Euridice, sarà presentata in un nuovo allestimento a dicembre del prossimo anno.

La Bohème di Giacomo Puccini – Teatro Comunale di Bologna (6 – 18 Ottobre 2009)

In attesa delle novità, il teatro bolognese ha riaperto le porte al pubblico con una “vecchia conoscenza”: La Bohème con la regia di Lorenzo Mariani, cui gli spettatori del teatro felsineo avevano avuto già modo di assistere ben due volte, appena due anni fa e nel ’99, quando sul podio c’era ancora Daniele Gatti. Una regia sobria ed essenziale, quella di Mariani, così come la scenografia. Una struttura in ferro fa da perno scenico a tutti e quattro gli atti, ruotando su se stessa in modo da ricreare, di volta in volta, gli ambienti dell’opera. All’inizio e alla fine è l’impalcatura della casa dei bohèmiennes, poi diventa il cafè Momus, infine un ponte nei pressi del locale dove si incontrano Mimì e Rodolfo nel terzo atto.

Niente di nuovo, dunque. Una vera e propria “replica”, che assume valore più per l’iniziativa ad essa collegata, che per lo spettacolo in sé. Tramite Facebook, infatti, era possibile acquistare i biglietti a basso prezzo, iscrivendosi al gruppo “Amici del Comunale”. Un tentativo di avvicinamento al giovane pubblico dei social network che non risulta avere precedenti e che ha avuto l’effetto sperato di riempire il teatro di spettatori under 35.

Nonostante le polemiche montate lo scorso anno sulla direzione artistica di Tutino, soprattutto in relazione allo spazio dato alla Scuola dell’Opera, sono ancora questi giovani esordienti a vestire i panni dei protagonisti. Ma La Bohème non è La Rondine e il peso della tradizione, unito alla difficoltà esecutiva, è piombato inesorabile sugli interpreti, tra cui si sono salvati solo i pochi capaci di imporsi con una personalità vocale più marcata, senza farsi sovrastare da un’orchestra (diretta da Massimiliano Caldi) non sempre in sintonia con i cantanti.

Martha Argerich & Friends – Teatro Manzoni di Bologna (5 Ottobre 2009)

Insieme a quella dei teatri, ad ottobre è ripresa anche l’attività del Bologna Festival che  aveva conservato per ottobre il pezzo forte del suo programma. Un’edizione incentrata, nella sua parte dedicata agli Interpreti, sui grandi nomi del pianismo internazionale (da Andras Schiff a Radu Lupu e Murray Perahia), si è conclusa nel migliore dei modi con la presenza, sul palco del Teatro Manzoni, di Martha Argerich, la figura più autorevole del pianismo al femminile.

L’ancora affascinante sessantottenne non è venuta a Bologna da sola, ma in compagnia di due “amici”: Walter Delahunt e il giovanissimo Gabriele Baldocci (classe 1980), scelti per suonare fianco a fianco con lei in un insolito programma tutto costruito sul duo per pianoforte. 

La formula del duo viene conservata fino alla fine, alternando spartiti per due pianoforti (tra cui si sono distinte le interpretazioni del Concertino in la minore op. 94 di Shostakovich e della Suite n.1 op.5 diRachmaninov) con più “intime” esecuzioni a quattro mani (la Sonata in Do Maggiore K521 di Mozart; le Danze Unghersi di Brahms).

Martha Argerich
2008

La confidenza e l’abilità con la quale i due “amici” duettano con la pianista argentina gli vale tale appellativo, anche se la loro presenza è sembrata quasi una limitazione al genio della Argerich. Non capita tutti i giorni di avere la possibilità di ascoltare il suo pianismo fluido e le sue grandi interpretazioni. Forse è per questo che molti avrebbero sperato di poter ascoltare qualche sua esecuzione solistica. Almeno un bis. E invece niente. Martha non abbandona mai gli “amici”, neanche quando è richiamata più volte dagli applausi finali del pubblico.

 Sarà per un’altra volta. Speriamo.

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