Label rubriche
Pubblicazione 16 Marzo 2008

Eels

Conservatorio di musica "G.Verdi", Milano (07 Marzo 2008)

Eels
2008

Ok E, stavolta hai voluto fare qualcosa di insolito. Era dovuto, date le recenti pubblicazioni retrospettive (Meet The Eels e Useless Trinkets), e soprattutto dopo due spettacoli differenti tra loro come With Strings (2005) e No Strings Attached (2006) – come dire, l’acqua santa e il diavolo. In perfetto tema con l’autobiografia fresca di stampa – Things The Grandchildren Should Know -, hai ben pensato di presentare un set di canzoni che riassumesse la tua vita. “Mark Oliver Everett, this is your life!”, ha così dichiarato la voce fuori campo - Dio? il ragazzo dietro al mixer? - all’inizio dello show. Però anzitutto, per quanto bello e illuminante fosse Parallel Worlds, Parallel Lives, il documentario su te e tuo padre, lo scienziato Hugh Everett III, non sappiamo quanto la visione integrale fosse adatta in quel contesto, specie per un pubblico non anglofono, senza sottotitoli - con tutta quella fisica quantistica! - e per giunta senza preavviso (certo, questo non giustifica i fischi e le impietose urla di disapprovazione levatesi dal pubblico). Forse sì, potevamo aspettarci i reading dal libro, ironici e toccanti insieme, che hai affidato a The Chet, il tuo unico compagno sul palco per questo giro di concerti. Peccato che i tuoi sketch comici, compreso quello in cui leggevi le recensioni dei tuoi show, non sembravano così spontanei; la routine evidentemente ha un prezzo (o forse, come per tutti i timidi cronici, il tuo umorismo alla lunga può risultare forzato). Venendo al sodo, sapevamo già quanto Chet– al secolo Jeffrey Lyster – fosse bravo, e stavolta non si è proprio risparmiato: chitarra, percussioni, lap steel, organo, piano, sega, perfino voce nell’inattesa cover di Good Times Bad Times degli Zeppelin. Fra voi due c’è un’intesa perfetta, come si è visto nel siparietto allestito per Flyswatter, quando vi siete funambolicamente scambiati le postazioni (piano e batteria) senza smettere di suonare. Però, nonostante le sorprese della scaletta - hai perfino ripescato Strawberry Blonde, una b side dal tuo primo album A Man Called E, e anche un bel po’ di pezzi da Electro-Shock Blues-, questa veste così intima e scarna ha finito per far perdere alle canzoni tutte quelle meravigliose sfumature che avevano in studio, o comunque accompagnate da una band come si deve. Non che le varie versioni spoglie fino all’osso di Bus Stop Boxer, Last Stop:This Town, Elizabeth On The Bathroom Floor (brividi) e la conclusiva P.S. You Rock My World siano state spiacevoli ma… Ok E, questa era la tuavita, e hai voluto raccontarla ancora una volta, come meglio ti pareva. Ti ringraziamo ugualmente per questo. Ma forse adesso è arrivato il momento di dare un seguito a Blinking Lights And Other Revelations. O no?

Scheda: Eels

copertina pdf #91
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