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Pubblicazione 30 Ottobre 2009

Lucky Elephant

Happy Sad

Pop e scrittura dinamica, un’attitudine giocoso/malinconica e una buona miscela degli ingredienti a disposizione fanno un esordio promettente. Lucky Elephant is the reason.
Lucky Elephant
2009

Rob Da Bank, dj inglese di Radio 1 nonché titolare dell’etichetta Sunday Best e organizzatore, tra le altre cose, del Bestival che si tiene nell’isola di Wight, ha avuto l’occhio lungo a scoprire e mettere sotto contratto i quattro Lucky Elephant. Metà gruppo proviene appunto dall’isola citata, il cantante e frontman Emmanuel ‘Manu’ Labescat è invece originario del sud ovest della Francia, ed è colui il quale fornisce alla band il tocco vocale esotico così riconoscibile ad un primo ascolto.

Il cuore della formazione si è costituito intorno ai Treacle Studios a Londra, gestito dal bassista Paul Burnley, un piccolo ma attivo studio di registrazione indipendente, che ha visto la nascita del collettivo. In realtà prima ci sono stati i Boomclick, formazione a due di Burnley e Sam Johnson, attuale chitarrista e pianista degli Elefanti, già sotto contratto con Rob Da Bank e poi l’incontro con Labescat. Il resto è già storia attuale.

Forse la provenienza geografica non continentale ha fatto sì che la band si stabilizzasse nei dintorni di una solarità e di un’attitudine gioiosa/giocosa che fa del pop e di una scrittura dinamica le sue carte vincenti. Il lato happy/sad della vicenda è ben dosato, contribuendo ai cambi di ritmo dell’album d’esordio Starsign Trampoline (in spazio recensioni), che si mantiene sobrio nelle sonorità, prevedendo anche l’uso di vecchi synth, di un piano Wurlitzer, di un harmonium, nonché ukulele e chitarre spesso acustiche. Il contrasto della musica può riflettere sociologicamente le caratteristiche dei posti turistici dai quali il gruppo proviene, nei quali la frenesia delle estati è seguita dalla lunga noia invernale. Ma queste sono solo ipotesi, in realtà. Quel che conta è il risultato dato dalla fusione degli elementi a disposizione.

Ecco allora un french touch sensuale con accento prettamente nasale, una miscela che prevede brit pop emotivo/espressivo coniugato con la chanson francese da un lato, e con una scrittura d’autore mediata dai Sixties e rivista con gli ultimi decenni dei Morrissey e dei Paul Weller. E ancora elementi di afrobeat e spezie tropical che ultimamente abbiamo trovato spesso, dai Vampire Weekend in su e in giù, e un sentore jazzy da revival Style Council che ogni tanto si manifesta. Ma ci sono anche il dub, il blues e lo shoegaze tra le melodie sparse dell’esordio. A questo si aggiunga un’emotività che si percepisce nelle liriche di Labescat, passionali, introspettive e dotate nello stesso tempo di humour e curiosità, e che rivelano un’osservazione minuziosa della realtà. Promettenti.

copertina pdf #91