L'alba di domenica mattina. Il cielo è chiaro e limpido. Scendo
controvoglia la scalinata del Palazzo dei Congressi dell'Eur mentre Carl Craigspara gli ultimi colpi. Già mi sento invadere da una malinconica
nostalgia. Oppongo resistenza. Mi accorgo di non voler tornare a casa.
Tutto ha funzionato a meraviglia: organizzazione impeccabile, cornice
architettonica strepitosa, una location spettacolare impreziosita da
luci e visual sapientemente dosati e, soprattutto, un eccellente
livello qualitativo della proposta artistica. Se volessimo trovare il
pelo nell'uovo bisognerebbe parlare dei dieci euro che si devono
scucire per un long drink: onestamente troppo.
Il mio personale tour de force viene inaugurato da Prefuse 73:
Scott Herren sfodera la band e si lancia in pezzi di glitch-rock tirato
e dalle strutture intricate che alla lunga rischiano di perdere in
efficacia. Meglio quando lascia volteggiare nell'aria tiepida quelle
frantumate ed incantevoli melodie, che imparammo ad amare proprio qui a
Roma nel corso di una delle prime edizioni del festival.
Il consueto lavoro ritmico raffinatissimo e minimale su frequenze estreme, silenzio e rumore bianco di Ryoji Ikedaè entusiasmante per impatto e classe sopraffina, mentre la basilare
sovrapposizione audio-video è assicurata dalla classica proiezione
oscilloscopica alle sue spalle: uno dei migliori set dell'intera
manifestazione, come nel 2001, all'epoca del progetto Cyclo insieme a
Carsten Nicolai.
Giusto il tempo di lasciarmi calare dal dj set di Pinch nelle dilatate spazialità del dubstep, ed ecco arrivare sul palco gli attesi Cobblestone Jazz che, a dire il vero, paiono un po' troppo leggerini e scivolano via senza colpo ferire. Caribou,
invece, il progetto di Daniel V. Snaith, fa una bella figura: con due
batterie rinnova i concitati fasti percussivi all'unisono dei Manitoba,
di cui è la naturale prosecuzione, ma in una declinazione maggiormente
indie-songwriting psichedelica. Ottimi.
La sorpresa arriva dai No Age:
il duo americano chitarra e batteria sforna un punk lo-fi grezzo e
primigenio che, sotto la coltre di rumore, lascia sbocciare
raffinatezze à la My Bloody Valentine. In chiusura attaccano Sex Beat dei Gun Club. Levo d\'istinto i pugni al cielo. Commoventi.
Nel frattempo Switch incendia il dancefloor del Salone della Cultura con i suoi memorabili remix: quando parte quello di Bump degli Spank Rock è una festa. A ruota arrivano le truppe teutoniche: prima i Booka Shade,
con il loro coinvolgente live electrohouse, che risulta assolutamente
congeniale all\'orario, e poi la cerebrale deep house di Loco Diceche si insinua dentro fino a permeare l\'immenso salone trasudante. Sono
ormai le 5 ed il livello di fattanza raggiunge un considerevole apice.
Sabato. Comincia un\'altra nottata. Butto la testa dentro l\'aula magna e avvisto i veterani Cluster immersi nel loro trip cosmico. Non li disturbo. Salgo sulla magnifica terrazza per The Bugalias Kevin Martin, importatore di sonorità industrial nell\'hip hop e
nella dancehall, che per l\'occasione porta con sé anche due dei suoi mc
ovvero Flowdan e Warrior Queen. Gli esiti sono alterni ma quando trova
l\'alchimia giusta è molto convincente.
Probabilmente l\'evento più atteso è il nuovo progetto Brasilintime: sestetto delle meraviglie composto da un trio di manipolatori (Dj Nuts, J Rocc e Madlib)
a far girare i piatti e da un trio di percussionisti batteristi (Ivan
Mamao Conti, Joao Comanche Parayba e Tony Allen). La batucada e la
samba incontrano l\'hip hop ed il funk in infinite e tiratissime suites
che trasformano le gradinate gremite della terrazza in una sorta di
Maracanà esultante. Siamo in piena trance ritmica. Esperimento riuscito.
L\'epilogo è affidato ai mostri sacri della techno di Detroit, la prima e la seconda generazione, Model 500 e Carl Craig,
le cui raffinatezze ci accompagnano fino all\'alba romana: con una tale
colonna sonora ancor pulsante nelle orecchie, una passeggiata lungo i
viali semideserti dell\'Eur alle 6 di mattina può realmente costituire
un\'esperienza mistico-architettonica.
Scheda: No Age, Model 500, Pinch, Carl Craig, Prefuse 73, Ryoji Ikeda, Caribou, Switch, Booka Shade, Cluster, The Bug, Madlib
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