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Pubblicazione 01 Ottobre 2009
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Wildbirds & Peacedrums, Dente, Zu, Massimo Volume, José Gonzáles, Uzeda, Glasvegas

Soundlabs Festival, Teramo (Dal 04 Settembre al 05 Settembre)

Una due giorni di fine estate all’insegna delle nuvole, sotto le quali gli artisti italiani – Zu su tutti – hanno fatto la voce grossa.
Soundlabs
Wildbirds & Peacedrums
2009
Soundlabs

Lo scorso anno proprio su queste pagine additammo il Soundlabs come potenziale miglior festival indie del Belpaese, grazie a quell’ottimale mix di buona musica, sole e mare che aveva monopolizzato l’estate rosetana. Pur con presenza di pubblico non massiccia. Costante registrata anche quest’anno, con lo slittamento di poco più di un mese della programmazione (non più fine luglio ma inizio settembre).

Il Soundlabs 2009, esclusion fatta per José Gonzales, i cantori della working class scozzese Glasvegas e i Wildbirds & Peacedrums, è stato di chiara matrice italiana con Massimo Volume, Dente e soprattutto Uzeda e Zu a farla da padroni. Proprio i live set di queste ultime due band hanno rappresentato i momenti migliori: i ritrovati catanesi con il loro sonico post-rock avvolgente, i romani con il loro mix di potenza, tensione e adrenalina alla stregua di una perfetta e oliata macchina da guerra post-nucleare. Applausi. Mentre l’onnipresente Dente e i (non più) redivivi Massimo Volume si sono “semplicemente” confermati, in linea con i loro recenti concerti: il primo candidandosi a nuovo paroliere della canzone d’autore italiana; la band bolognese – a parte piccoli inconvenienti tecnici – dimostrandosi perfetta ed emozionante come sempre. Avremmo gradito solo qualche piccola novità in più.

Degno di nota il duo Wildbirds & Peacedrums: avvalendosi soltanto di batteria e voce, sono risultati ipnotici, suadenti e contagiosi. Meno sorprendenti i Glasvegas, headliner della prima serata, anche se le loro fragorose melodie a presa rapida hanno conquistato inevitabilmente la platea; da segnalare la loro buona rilettura di Everybody’s Got To Learn Sometimes dei Korgis. A proposito di cover, José Gonzalez ha avuto l’onere di chiudere il festival e naturalmente non ha perso l’occasione di presentare tutte le rivisitazioni di canzoni altrui (The Knife, Massive Attack, Joy Division, Kylie Minogue) che l’hanno fatto conoscere. In poco più di un’ora, il musicista svedese mezzosangue argentino è riuscito ad accarezzare e lenire le ferite inferte poche ore prima dagli Zu. Armato solo di voce e chitarra, a conferma di un talento innato. Il pubblico presente, pochi ma buoni, ha apprezzato, resistendo fino alla fine non dandola vinta alla pioggia.

Il Soundlabs si conferma allora un festival interessante e coraggioso, che in futuro forse dovrà ripensare a un ricollocamento, probabilmente non a fine estate. Anche se il palco lo preferiremmo sulla spiaggia, o nelle sue vicinanze, che non sul cemento dello stadio.

Andrea Provinciali

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