Non accontentarsi mai. Questa la motivazione che lo fa evolvere. Stiamo parlando di Nick Thornburn alias Nick Diamonds, come si fa chiamare da un po’, deus ex machina dei canadesi Islands. Thornburn era il nome da lui usato al tempo degli Unicorns, indie pop band from Montreal attiva nei primi anni 2000, nome che lo ha accompagnato in altre formazioni più o meno parallele, quali Th' Corn Gangg, Reefer e Human Highway.
L’altro nominativo da tenere a mente è quello del batterista e “motore ritmico” Jamie Thompson (alias J'aime Tambour), con Diamonds sia negli Unicorns, sia nei Th' Corn Gangg che negli Islands. Se in questo balletto di alias e formazioni ci si è già smarriti, la cosa non sembri poi così peregrina, visto il grado di intrecci, nonché autoironia dei personaggi coinvolti.
Unicorns allora innanzitutto, quasi meteora da due album, che hanno definito il suono già allora (2003-2004) caratteristico del duo, un indie pop tendente al melodico. Spezie che ritroviamo più o meno intatte negli Islands, che esordiscono nel 2006 con Return To The Sea, disco composito e bilanciato che tiene insieme indie, guitar, calipso, prog rock (!) e chamber pop, con l’aiuto di alcuni Arcade Fire e Wolf Parade, confermando l’ottimo momento della scena di Montreal. Segue l’affermazione della band ma anche l’abbandono di Thompson.
Così il buon Diamonds ricompatta tutto intorno a sé allargando la formazione e realizzando, nel 2008, Arm’s Way, un semi-concept assai orchestrato, che si nutre di continue variazioni sul tema, tra epicità Arcade, sinfonie, caraibicità e andamenti dance. La classica quadratura del cerchio. Si arriva dunque al terzo atto degli Islands con un colpo di teatro: il ritorno quest’anno del buon Jamie Thompson e la conseguente virata decisa verso il ritmo con l’ultimo Vapours (in recensioni). Album snello, melodico e ritmico, di sapore Ottanta ma non solo.
L’alchimia tra Diamonds e Thompson si concretizza in un altrove che produce un valore aggiunto, che Diamonds gestisce bene in termini di leadership, tirando le fila all’interno delle varie incarnazioni della band. Il modo in cui risolve le indecisioni nel comporre e non solo, l’ha svelato di recente in una intervista ripresa dal suo Twitter, nella quale racconta come sin dai tempi del primo disco abbia fatto uso delle Oblique Strategies, le carte inventate da Brian Eno e Peter Schmidt nel 1975, basate su intuizioni e processi psicologici. Un mezzo per confrontarsi con un responso e decidere di conseguenza considerando soluzioni impensate. In questo c’è tutto di Diamonds.
Scheda: Islands
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