L'esoterica Torino e ben tre Festival in sinergia organizzativa (“MITO SettembreMusica”, “Torino Spiritualità” e “Il Sacro attraverso l'Ordinario”) per i Current 93. L'esibizione del gruppo di David Tibet si inserisce in una due giorni che vedrà la sera seguente sul palco del Teatro Alfieri Nurse With Wound,Larsen, z'ev e Blind Cave Salamander, piccolo happening noise-psichdelico-apocalittico di cui i Current sono l'attrazione principale e il pubblico presente – numeroso, attento, devoto, alla fine entusiasta – ne è la prova. Apre James Blackshaw, tra gli ultimi arrivati alla corte di Tibet, qui in veste solista con il suo nitido fingerpicking che sottopone il suono Tacoma a melodie dagli sviluppi rotondi e cinematici. In soli due brani, entrambi alla dodici corde, il chitarrista inglese conferma quanto di buono fatto sentire nei lavori pubblicati dal 2005 ad oggi (l'ultimo, The Glass Bead Game, nei negozi per la Young God di Michael Gira): peccato non si rivolga anche al pianoforte come nel precedente Litany of Echoes uscito l'anno scorso, ma la caratura del musicista emerge comunque e un nuovo passaggio sui nostri palchi nel futuro più prossimo è auspicabile se non doveroso.
Anticipati da una Afternoon Delight della Starland Vocal Band sparata a volume sacrilego come sigla d'apertura, i Current 93 si presentano con la nuova formazione che sta caratterizzando le sporadiche esibizioni di questi mesi recenti. Oltre all'immancabile Baby Dee(piano e tastiera), in scena con Tibet ci sono Alex Neilson alla batteria, Andrew Liles alle macchine e i due nuovi chitarristi Blackshaw e Keith Wood (entrambi all'elettrica) in sostituzione di Ben Chasny e Michael Cashmore. Una line-up che letta su carta lascia prevedere un suono acustico virato massicciamente all'elettrico come nel recente Aleph At Hallucinatory Mountain, ma che al contrario su palco comporta una generale elettricizzazione del tutto, con Liles ottimo protagonista di tante incursioni tra il rumorismo e la psichedelia d'ambiente e Dee a prendersi l'onere di melodie cristalline e movimenti caotici, quasi a sgravare il compito delle due new-entry, una delle quali (Blackshaw) non del tutto a suo agio tra pedali e feedback.
Fatte queste premesse ecco che trova un senso anche la scaletta: tutti brani recenti e recentissimi, cinque da Aleph..., i quattro dall'ep dell'anno scorso Birth Canal Blues e uno a testa da Black Ships Ate the Sky (la title-track) e Sleep has his house. I Current, Tibet compreso, ingranano a diesel sull'apertura di Invocation of Almost per poi venire fuori davvero solo alla quarta traccia, una Not because the fox barks giocata sulla linea di piano e l'impronta monocroma della chitarra che lanciano un crescendo pane per i denti del leader ora davvero spiritato. Ma gli arrangiamenti dei brani, e in particolare il loro mood, necessitano di un maggior rodaggio soprattutto quando ribaltano le carte in tavola. E' il caso proprio di Black Ships Ate The Sky, ripresa in una versione quasi danzereccia dove la ritmica quadrata e le continue bordate di organo ed elettronica devono ancora trovare l'intesa giusta con la voce massacrata nell'interpretazione. L'effetto è decisamente attutito e tirate le somme anche l'intero set non colpisce come ci si attenderebbe. Ciò vale almeno sino alla chiusura di The nylon lion attacks as kingdom (straordinaria la tempra di Tibet a quel punto infuocata) e Suddenly the living are dying encore: due bolle di tensione e tragedia che dimostrano cosa siano in grado di fare i nuovi Current 93 al massimo delle loro potenzialità.
Scheda: Current 93, James Blackshaw