Il tempo, i giovani e la musica. Da Elvis e l'America Rurale ai Rave abusivi nelle fabbriche dismesse, dalla musica dominata da tempi sociali a quella che sembra essere spinta da un'urgenza vitale.
SentireAscoltare è una riflessione teorico-sociologica sulle modalità umane di relazione al suono. Secondo l'autore Edoardo Bridda ognuno di noi può collocarsi in un continuum Sentire/Ascoltare, dove per sentire intendo un saper trattare la musica in senso originario e per ascoltare il nostro comprenderla come persone socialmente influenzate.
Come recita il titolo è una storia sociale della musica giovanile che più comunemente possiamo chiamare storia del Rock. Il testo è completo e analizza inizialmente la musica nera, prosegue con la "nascita" dei giovani è finisce con un accenno sul post-rock. Di Edoardo Bridda
La tesi di Andrea Veneziani si propone di affrontare l'argomento della modalità di fruizione della musica jazz e delle dinamiche comunicative che si instaurano all'interno dei jazz club. Partendo dalle caratteristiche morfologiche del jazz e attraversando le fasi storiche dell'evoluzione della musica afro-americana, e tenendo ben presente il forte legame con il tessuto sociale e politico degli Stati Uniti, il lettore arriva ad avvicinarsi, grazie anche a un'indagine effettuata nei locali jazzistici di Roma, al particolare rapporto interattivo che caratterizza le dinamiche comunicative di una performance di musica jazz, in cui musicista e ascoltatore partecipano assieme alla creazione dell'evento-concerto influenzandosi reciprocamente.
La tesi di Riccardo Galantini dedicata a uno dei personaggi rock più discussi degli ultimi anni.
Marcello Stacchiotti analizza sociologicamente due tra le più estreme tribù giovanili degli anni novanta. Da una parte il movimento Techno/House e le droghe sintetiche, dall'altra il Black Metal e la violenza. Il punto che si sosterrà con forza nella tesi è: "l'ascolto della musica estrema non è sistematico del disagio. La musica non esprime emozioni e sensazioni, ma se ne appropria; è il nostro "io" che più di ogni altra cosa condiziona il nostro approccio alla musica (vi è una forte soggettività nell'ascolto), quindi è probabile che il disagio non derivi dal contesto musicale ma risieda altrove. Il disagio sta spesso nel mondo degli adulti, delle istituzioni politiche e nell'atteggiamento che essi assumono nei confronti del mondo giovanile.