
Già celebrato dall’altra parte dell’oceano, il debutto di Joe “White” Williams, ventitreenne artigiano/sabotatore di suoni da Cincinnati (ultimamente avvistato insieme al degno compare Dan Deacon), è un dischetto facile facile che in realtà nasconde un grande merito: quello di sbattere in faccia al presente tutta una tradizione (almeno trentennale) di electro-pop pericolosamente glammy - o, se preferite, obliquo, secondo la migliore scuola Eno -, riuscendo nel tentativo di smascherarla e rivelarla nella sua – frivola eppur profonda – attualità. Pubblicato solo adesso in Europa da Domino (la label originaria è la Tigerbeat6, il che è tutto un programma), Smoke mette in luce l’abilità, apparentemente innata, che il suo autore dimostra nel mettere assieme melodie appiccicosissime ed intingerle in una pastella elettroacustica di stramberie analogiche e digitali, attinte direttamente dalle avanguardie pop della seconda metà ’70. Citazionista prima che amanuense, Williams prende dei sani ritmi motorik (New Violence, Route To Palm), Taking Tiger Mountain By Strategy (The Shadow), il sempiterno Marc Bolan (In The Club), Metal Machine Music (Lice In The Rainbow), il Bowie dei mostri spaventosi (Smoke), gli Sparks post-Moroder (Headlines), My Life In The Bush Of Ghosts (Going Down), un pizzico di New Order (Violator) e infila il tutto in dieci canzoncine colte, bizzarre e irresistibili, buone per i dancefloor più cool, ancor più per il giradischi del salotto di casa. L’art pop riparte da qui.
(7.3/10)