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Was (Not Was) – Boo! (Rykodisc, aprile 2008)

di Paolo Bassotti

I Was (Not Was) di David Weiss e Don Fagenson, noti come David Was e Don Was, non pubblicavano un album dal 1990. Si trattava di Are You Ok?, lavoro disprezzato da David, che lo trovava troppo commerciale, al punto di rifiutare di partecipare alle registrazioni. Nel 1992 fu invece Don Was ad abbandonare le sessions di Boo!, ritenendo che le canzoni fossero solo una stanca rilettura di cose già fatte con successo dal gruppo. Dopo 18 anni Boo! viene finalmente pubblicato, senza che nelle note e nei comunicati stampa venga chiarito quanto risalga alle antiche registrazioni e quanto invece sia frutto di sessioni successive alla reunion (il gruppo è attualmente in tour). È triste constatare che non fa alcuna differenza, e che, soprattutto, Don Was non sarebbe dovuto tornare sui suoi passi. Il disco non solo suona molto datato, ma è anche quasi completamente privo di guizzi che lo rendano interessante o divertente.

La forza dei Was (Not Was) è sempre stata la pazzia. Qualche esempio? Nella prima formazione, malgrado si puntasse decisamente alla musica dance-funk, il basso era affidato a Wayne Kramer degli MC5. Hanno inciso Shake Your Head due volte, invitando come ospite prima Ozzy Osbourne e poi Kim Basinger. Hanno proposto a Richard Nixon di suonare in un loro brano. Persino nel raggiungere il successo, con la spudorata Walk The Dinosaur, ostentavano la consapevolezza di chi prepara lo zucchero filato perché non deve più dimostrare a nessuno di essere un grande chef.

Invece Boo! è tristemente senza fantasia. Certamente le voci di Sweet Pea Atkinson e Sir Harry Bower sono sempre calde e convinte, e il funk “generico” che le sostiene nella maggior parte delle tracce è un sottofondo piacevole. Il sound è perfetto, grazie anche all’apporto di giganti come Booker T. Jones all’organo e Marcus Miller al basso, ma tanta correttezza formale aumenta solo l’impressione di trovarsi davanti a un lavoro senza cuore. Si lasciano ricordare Semi Intersting Week, Big Black Hole, con il fantastico lavoro di sax e batteria, e Mr Alice Doesn’t Live Here Anymore, che porta anche la firma di Bob Dylan (forse risale ai tempi della sua collaborazione con Don Was, produttore di Under The Red Sky nel 1990). A fare da contrappeso ci sono però l’imbarazzante From The Head To The Heart, che ci riporta al triste tempo in cui Babyface pareva essere il nuovo guru del Soul, il goffo tentativo di sperimentare nuovi suoni in Needletooth, fino alla confusa chiusura con lo spoken word di Green Pills In The Dresser, affidato alla voce di Kris Kristofferson.

Viene spontaneo paragonare questo discoa un altro ritorno simile, Two Against Nature, l’album col quale gli Steely Dan nel 2000 si facevano sentire dopo 20 anni. Fagen e Becker hanno dimostrato di avere ancora qualcosa da dire, offrendo canzoni solide, un intelligente uso dei session men, e perfino la capacità di provare nuove strade (ricordate Negative Girl?).

I Was (Not Was) si accontentano invece di provare a sembrare sempre gli stessi. Non ci riescono, naturalmente. Sarebbe impossibile, sarebbe un tradimento alla loro stessa natura, che ha sempre messo in primo piano il gusto di sorprendere se stessi e il pubblico.

(4.2/10)

 

  • funk-pop
  1. Semi Interesting Week
  2. It's A Miracle
  3. Your Luck Won't Last
  4. From The Head To The Heart
  5. Big Black Hole
  6. Needletooth
  7. Forget Everything
  8. Crazy Water
  9. Mr. Alice Doesn't Live Here Anymore
  10. Green Pills In The Dresser