
Esce in free download per l’etichetta francese Les Disk Qui Sautent l’album d’esordio dei Walking The Cow, ragione sociale mutuata da un pezzo di Richard Thompson già apprezzato e coverizzato da Daniel Johnston. Il che è già un bel dire, anche se col genio naif del texano il quartetto con base a Firenze non ha troppo a che vedere. Del resto, un tempo metà del combo suonava negli psycho-indie Mirabilia, qualche link cogli Spacemen 3 (tra i loro produttori figurò anche Pete Bassman) e qualche palco diviso tra gli altri con Motorpsycho e Bevis Frond. Dopo la fine di quell'esperienza e qualche manovra di assestamento, la nuova compagine propone un punto di vista pur sempre psichedelico ma a più alto tasso di pensosità, dalla fragranza allampanata, spaesante.
Talora riescono a sembrare dei Julian Cope presi al guinzaglio dalla Penguin Café Orchestra (la rumba stralunata di Mini Farfisa) e talaltra un'estetica The Books presa a nolo dai Notwist (i baluginii indolenziti di Shapes), adesso frullano un valzerino fragrante tra sciabordii e campanellini come i Califone più teneri (Too Many Noises) e subito dopo sciorinano languido french-touch come degli Air sabbiosi (il malanimo ruvidello di French Kick), per non dire di quella Rock'N'Roll che narcotizza i "padrini" Spaceman 3 con un cocktail shakerato dagli zietti Yo La Tengo .
Banjo e Rhodes, glockenspiel e trombe, percussioni polverose e tastierine pungenti, chitarre imbronciate ed elettroniche sprimacciate, questo ed altro ancora per un senso di patchwork dissimulato, d'instabile visionarietà, come a dire quel che resta dell'incanto folk-rock dopo tutto questo destrutturare e stemperare, di cui Red Soul Box ci offre ideale apoteosi appendendo inquietudini doorsiane tra palpitazioni spettrali Iggy Pop, spasmi Stan Ridgway al ralenti e arpeggi à la Dear Prudence degni del miglior Grant Lee Phillips. Un disco che ci mette un po' a lasciare il segno, ma poi lo fa bene.
(7.0/10)