
Bello avere dei pigmalioni, nella vita. Con una spintarella o un consiglio, ti possono facilitare non poco le cose, specialmente in un contesto intasato e prossimo al collasso come il “music business”. Servì ai Von Bondies l’apparire nella raccolta Sympathetic Sounds Of Detroit patrocinata da Jack White, giacché si trattava di vetrina d’eccezione per i partecipanti e per una città che non ha mai smesso di respirare gli acri vapori dello street punk, del garage rock e dell’hard più incompromissori e insieme dotati d’inventiva. Che sfugge per lo più gli stereotipi e si lega a doppio filo alle proprie radici nere.
Eppure, su questo quartetto di bella presenza in giro da ormai otto anni ha pesato un’attitudine al “giusto mezzo”, che li ha confinati nel ruolo di rincalzi ligi al dovere ma lontani dall’ironica freschezza dei White Stripes o dalla muscolare sagacia del veterano Mick Collins. Affatto disprezzabili, dischi come Lack Of Communication e Pawn Shoppe Heart - quest’ultimo edito dalla Sire e prodotto da Jerry Harrison! - si posizionavano con devozione nel filone stilistico di riferimento, dal quale offrivano qualche buona canzone senza emergere sulla massa, e sai che novità.
Chissà se all’evidenza di cui sopra risponde questo e.p., trasferta su latitudini più “à la page” frequentate da Interpol e Bloc Party (pur senza l’ampio budget produttivo), dalle quali si devia verso un beat tinto di pop che più british non si potrebbe. Argomenti diversi dal solito, nondimeno la calligrafia è intatta: una mediocre prova del nove che li tradisce qui più del solito. Giovani e carini, i Von Bondies, ma se fossero restati anche disoccupati nessuno avrebbe avuto a che ridire.
(5.5/10)