
Quarto album per questo trio inglese dedito ad un folk tremolante e appassionato, pescato nel guazzo lunare della tradizione cara al Mike Scott solista (cui non puoi fare a meno di pensare con la conclusiva Time For Miracles Is Past) ma condito con dolciastre aspersioni vagamente glam (una Owls in onirico odore Big Star, una Like Kim Novak che spedisce i Black Heart Procession tra le palpitazioni del giovane Bowie) quando non broadwayane (il melò austero di Montparnasse, la lacrimosa congettura di Ruben's Tattoo).
Altrove ci senti neanche troppo in filigrana l'estro stradaiolo del primo Springsteen (nella carezzevole mestizia di Crown Of Thorns), così come il Petty più onirico (nel morbido jazz folk di Just Another Night In Limbo) e l'acerbo Mellencamp (tra i baluginii Counting Crows di I Bought A Rose From The Guy At The Traffic Lights). Per non dire di quella Pilgrim Hill che stiepidisce il Dylan di Queen Jane Approximately tra caligini chiltoniane o della title track che si snoda angolosa e rappresa come degli Okkervil River in fregola Xiu Xiu.
Diciotto tracce in due atti (denominati Love Lust e Love Lost), qualche lungaggine ma parecchi motivi di incantevole sconcerto, imputabili ad una scrittura ispirata, al trepido ma giammai eccessivo indolenzimento del canto e soprattutto all'impiego di soluzioni orchestrali (mandolini, fisarmonica, archi, contrabbasso, sega a nastro, french horn, banjo, tablas...) così deliziosamente antiquate eppure così plausibili e vive, tanto che sembrano piovere da un sogno che abbiamo appena finito di sognare.
(7.1/10)