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Phantom Limb & Bison – Self Titled (Evolving Ear, febbraio 2008)

di Stefano Pifferi

Bisogna concentrarsi sulla copertina per comprendere a fondo la musica di Phantom Limb & Bison. Una piatta e desolata landa del Midwest americano a significare la tradizione; una palizzata con in primo piano del filo spinato, ovvero l’urticante e disturbante fascino dell’avanguardia; un cielo innaturalmente rosso, paradigma di un ardore che brucia dentro e tutto sovrasta.
È tutto già compreso in quella immagine: le note faheyiane appese a stendere sui resti della tradizione a stelle e strisce (Great Wide); l’ascetismo contemplativo di drones che si fanno fuga verso un ignoto altrove (Waiting For My Man); i promessi sconquassi heavy che implodono in un desolato e reiterato spegnimento (Bright Yellow Rays). L’esordio omonimo del collettivo che ruota intorno alla Evolving Ear e ai Peeessseeeyee è un continuo immergersi in passeggiate tra vuoto e pieno, tra rumori e melodie dislessiche che sposta ancora il tiro verso un qualcosa di là da venire. Una psichedelia che è massa muscolare obliqua, cesello sulla tradizione, fastidio e fascinazione insieme.

(7.0/10)

 

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  1. Great Wide
  2. Waiting For My Man
  3. Slow Walk
  4. Bright Yellow Rays
  5. The Umbrage Bombination
  6. St. Louis