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Pedal – Pedal (Staubgold / Wide, 15 aprile 2008)

di Vincenzo Santarcangelo

Si deprecava, in occasione della recensione del Non Standard Institute - la ormai cronica pochezza di idee che ammorba un sottogenere - la musica per pianoforte solo - da un po’ di tempo a questa parte decisamente inflazionato. Nemmeno il tempo di digerire quell’album che ci troviamo di fronte ad un altro duo, stavolta australiano e di provenienza avant, al lavoro per Staubgold su duetti improvvisati alla tastiera.
Un altro tassello da aggiungere al mosaico di sconforto? Sì e no. Sì, perché anche in questo caso il disco si dibatte un pò esitante tra cluster di note svolazzanti a mezz’aria, abbozzi di melodia asprigna e tutt’altro che accomodante (è l’eredità Cage-iana, che recrimina a gran voce i propri diritti), tanta tensione sonora (le corde che vibrano) e momenti di stasi meditativa (il pianissimo di Security, una toccante Sump). Ad ascolto concluso, oltre ad un po’ di disorientato languore, rimane poco altro.
No, perché su quei due sgabelli, stavolta, non siedono produttori techno in fregola new age, ma Chris Abrahams, uno che davanti alla tastiera di un piano ci ha passato buona parte della sua vita, uno che con The Necks, al piano, a metà strada tra jazz e minimalismo, fa parlare la lingua delle verità eterne; e Simon James Phillips, di formazione accademica, insegnante di pianoforte tra Svezia ed Australia. Si sente, si sente in quei brani che maggiormente tradiscono una genesi di natura improv (The Passenger), o in quelli saturi di memoria jazz (Performance), finendo per innalzare il lavoro ben al di sopra degli standard qualitativi medi di cui si diceva.

(6.8/10)

 

  • piano music
  1. Security
  2. The Afterwards
  3. Performance
  4. Burgeon
  5. Sump
  6. Herzog
  7. The Passenger