
“Pensate anche a James Brown e Ian Curtis ma sappiate che sarete ancora lontani. Però tanto basta per farvi un’idea.” Cosi recita il sito dei Panther e io, che un po’ di Brown e Curtis li ho masticati, non posso che pensare ai A Certain Ratio.
A conti fatti quello dei Panther è punk funk dove per punk si intende un’accezione indie in asse Fugazi/June Of 44 e per funk si ripiega nell’esasperata visione dei Liquid Liquid. Altro che foschia mancuniana.
Del precedente lavoro, Secret Lawns del 2007, ricordo poco e quel poco mi sembrava un discutibile guazzabuglio tra Trumans Water e Ariel Pink mentre oggi, con l’innesto del drummer Joe Kelly a far coppia col deus ex machina Charlie Salas-Humara, il progetto si delinea, appunto, in esercizi funkye echeggianti l’epitaffio tanto discusso dei June Of 44, Anahata, ridisegnato in ottica negroide (prendete per esempio Puerto Rican Jukebox e ditemi se non vi sembra un aggiornamento della bellissima Cardiac Atlas) e contiguo a carnevalesche scorribande à la Liquid Liquid (Her Past Are The Trees) e 23 Skidoo (These Two Trees)..
La tangenza coi chicagoani è data anche dall’uso che i Nostri fanno del cello (ineccepibile nello strumentale funk Total Sexy Church, sinistro in Take Yr Cane, sghembo nella title track) e dal cantato indie-novecentesco che pervade un’opera forte anche di dub ( On The Lam ), stranianti siparietti tra ultimi Liars e Roxy Music (Glamorous War) meta-funk (Beautiful Condo) e rimandi ai trans Am (What You Hear).
C’è un sottobosco indie – Mahjongg su tutti - che sta tentando di rivitalizzare le sorti del neo-punk-funk e tra i tanti i Panther, col sorriso sulle labbra, si candidano a novelli B-52's. Sorpresa.
(7.2/10)