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Our Brother The Native – Make Amends For We Are Merely Vessels (Fat Cat, marzo 2008)

di Stefano Pifferi

Attenzione, mammut in arrivo! Post-rock altamente evocativo, dilatato e atmosferico. Grosso modo all’incrocio tra Mogwai e gli appena sciolti GY!BE per intendersi. Buoni i patterns della chitarra, a volte apparentemente trattata, di Joshua Bertram e le intrusioni di loop e synth a creare una atmosfera sospesa e fluida. Da rivedere la voce distorta e filtrata che nei momenti migliori sembra una variante simil-black metal, in quelli peggiori la nenia nonsense dei Sigur Ros.

Disturbante e a volte fastidioso, continuamente oscillante tra ricerca del suono perfetto e annegamenti in un oceano di lacerante tristezza, ma in definitiva affascinante. Certo arrivare alla fine del 78 minuti dell’album è una impresa degna di un iron man, però in questo caso, vista anche la giovane età dei tre, vale la pena tentare.

(6.5/10)

 

  • post rock
  1. Rejoice
  2. As They Fell Beneath Us
  3. We Are The Living
  4. Trees Part I
  5. Trees Part II
  6. Younger
  7. Untitled
  8. The Multitudes Are Dispersing