
Avete fatto caso a quante band ci sono in giro che recano la parola “montagna” nella ragione sociale? Innegabile il fascino arcano e simbolico della vetta, luogo incantato e arduo da raggiungere, minaccioso o mistico, punto d’inizio o di fine. Ce n’è una in più da oggi, comune, con una casa sulle proprie pendici. La abitano bei nomi della congrega “new folk” - Marissa Nadler, Greg Weeks e Margaret Wienk i più noti - che qui si porgono al solito per nulla “nuovi” ma folk eccome, dunque al loro meglio. Tutta lì la magia di questo disco: nel lasciare libera una musica acustica e arcana, spettralmente sospesa tra l’Atlantico e il (fu) Nuovo Mondo, protesa attraverso le due coste al di sopra delle praterie. Nell’usare l’inchiostro migliore per scrivere ennesime nobili pagine di un romanzo senza fine. Questo è l’epos, sia antico che moderno, e il folk - la semantica insegna - è di conseguenza la più popolare delle musiche.
Il sestetto chiama a sé Mellow Candle, Anne Briggs e LaMonte Young: laddove l’ultimo rappresenta influenza destinata ad emergere poco a poco, dissimulata tra le pieghe del suono (il ronzio che si gonfia in We Were Battle, tutta ascese non risolte e contemplazioni estatiche; la cenere spazzolata in apertura e chiusura sull’ipnotica The Winter Comes), gli altri calzano con più evidenza a suoni atavici e nondimeno mai impolverati. Quelli con cui ogni generazione si trova prima o poi a far di conto ed ecco il significato di riprendere la vibrante Nottamun Town che funse da canovaccio al Dylan di Masters Of War. E’ la forza che maneggia e possiede una scrittura compatta, rapida a costruirsi un mondo attorno a sé nel volgere di pochi arpeggi e poi attirarti in profondi meandri apparentemente sempre uguali e viceversa eretti su sfumature, arazzi che rivelano l’elaborato lavorio solo se ti avvicini e li tocchi con mano. Non è da analizzare questa mezz’ora abbondante, pena la sua incomprensione: al contrario, si dispiega nel libero e spontaneo fluire via dall’hippismo da baraccone, dai menestrelli autocompiaciuti, dalle malriuscite forzature moderniste. Una coperta di Linus nella quale avvolgersi per ore fino a perdere il senso del tempo. E recuperarlo nello stesso batter d'occhio.
(7.4/10)