
Cosa si può dire di un gruppo che ha cinque anni di vita, scritto più di 500 brani, partorito 13 album, ma mai uno (prima d’ora) veramente a proprio nome e mai una (prima d’ora) apparizione dal vivo? Solo l’anno scorso S. Herbert e M.A Welsh (i due Misophone) han deciso di distribuire, mano per mano, senza monete in cambio, copie del loro primo disco. Sembra tutto così strano, sembrano così strani: sbucati di punto in bianco dalla tana del coniglio d’Alice forse. Ciò che fanno è pop, folk, accozzaglia di sogni svariati. Strumenti tradizionali e pura fantasia capace di produrre note. Suonano ciò che capita in maniera così naturale e “scacciapensieri”, che pare d’essere finiti nella salotto di casa Creatività: una congettura che diventa folgorazione, ispirazione ed infine si materializza. Perché loro, in fin dei conti, esistono e Where Has It Gone (…) lo dimostra in tutto e per tutto. Polistrumentisti, voci parlano di S. (si saprà mai il nome di battesimo?) in grado di far uscire note da venti e più strumenti e M.A, che oltre a dilettarsi con le parole (le scrive e le canta), si dileggia con banjo, oggettistica domestica varia o più precisamente kitchenalia, “classici” strumenti giocattolo, versi d’animali campionati, insomma assembla ed intona tutto ciò che può emettere suoni. L’atmosfera di casa loro poi è ciliegina sulla torta. Commistione tra Carlisle (confine tra Scozia e Inghilterra) e Bristol. Pop armonico, folk tradizionale a stretto contatto continuamente ritoccato da elettronica, sperimentazioni e “pasticciature” post. E se non sarà uno degli album dell’anno… di certo come sorpresa non sfigurerà.
(7.5/10)