
Opera sesta per i Madrugada, inevitabilmente segnata dalla morte del chitarrista Robert Buras, appena trentunenne, avvenuta nel luglio scorso, ad incisioni non ancora concluse. E' un rock che si compie quindi turgido e ombroso (il producer di lungo corso John Agnello - già Dinosaurs Jr, Sonic Youth, Steve Wynn... - è in questo senso una garanzia), scosso da una furia acida e sanguigna di stampo seventies ma al contempo ben radicato nel nero rovello del folk-blues (come testimonia il singolo Look Away Lucifer).
Se volete, immaginatelo come un'ideale via di mezzo tra lo Young a galoppo sul cavallo pazzo periodo Weld ed il Nick Cave dei tormenti maturi (emblematiche in tal senso la travolgente The Hour Of The Wolf e la trepida Highway Of Light), con un pensierino a certo Lanegan (quello più morbido e torbido, come in What's on Your Mind?) e ai Willard Grant Conspiracy (nella struggente Honey Bee). Un fantasma elettrico che cammina minaccioso e solenne nel presente senza sentirsi affatto fuori luogo, anzi talmente a proprio agio da concedersi una struggente post-modernità.
Un gioco ad intrigare ugge mitteleuropee e sferzate desertiche, visto e considerato che una Whatever Happened To You ad esempio potrebbe benissimo far parte del repertorio Black Heart Procession come di quello dei dEUS. Fuori contesto, eppure dolorosamente al centro di tutto, la conclusiva Our Time Won't Live That Long, chitarra acustica e voce a cura di Buras, al di là dell'aria da epitaffio è davvero un bel pezzo interpretato con sorprendentemente piglio jaggeriano. Commozione.
(7.0/10)