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Live: ALTER Festival - Circolo Degli Artisti & Init, Roma (31 maggio – 1 giugno 2008)

di Francesca Marongiu

La due giorni romana, promossa da Circolo Degli Artisti, Init, Radio Città Aperta e altre giovani agenzie di produzione indipendente, si è rivelata un esperimento interessante, ma allo stesso tempo difficile. A partire dalla line-up, nella quale si potevano annoverare una manciata di buoni gruppi o poco più, a fronte di un esercito di improbabili personaggi più adatti ad altri contesti (Sanremo, Castrocaro, Martelive). E quando un festival parte da questi presupposti, qualsiasi discorso ci si voglia costruire attorno (SIAE, copyleft, calo delle vendite, necessità di sdoganarsi e trovare vie non angloamericane alla musica italiana) può risultare contraddittorio. Probabilmente l’ armata Brancaleone è stata aggregata con una certa noncuranza e fors’anche un po’ di buona fede, ma di questi tempi si ha bisogno di tutta la lucidità e la creatività possibili per far sì che qualcosa cambi davvero.

L' idea di aprire un varco tra i giardini del Circolo e l'Init è stata sicuramente apprezzata (sulla strada che li collega campeggiano dei "pericolo moto" più che giustificati, vista la presenza di una curva senza marciapiede), ma ovviamente non cancella le problematiche legate a due locali così vicini, di cui uno è Davide e l’altro Golia e le cui rispettive programmazioni non di rado si intersecano e sovrappongono, con l’escalation di disagi che tutto ciò comporta.

Per quanto riguarda i live, migliori quelli di Rose Kemp, Ardecore e Squartet.

La Kemp ha suonato sabato ed è stata una boccata d'aria dopo un pomeriggio tra fughe reiterate da uno stage all’altro. Un set scarno, chitarra elettrica e voce, attitudine metal e derive Earth, un maschiaccio travestito da Lolita dalla vocalità violenta e sixties.

Ardecore, in formazione ridotta (Gianpaolo Felici e i tre Squartet), ha strappato qualche lacrima, soprattutto nella toccantissima Parole Controvento e nella strumentale Chimera.

Gli Squartet invece ci hanno intrattenuti con quaranta minuti schizofrenici di tempi dispari e scomposti, perizia tecnica e goliardia.

Da segnalare i veronesi Hell Demonio (anche per la maldestra break dance del cantante), che hanno incarnato l'anima più esterofila del festival, insieme ai Cat Claws, col loro noise-burlesque-punk ormai ben rodato dal vivo.

Tra gli altri live è da annoverare quello di Dente, sia per la folla di ventenni in adorazione sotto al palco, sia per il songwriting dal testo intelligente, guastato a tratti da un’ eccessiva piacioneria.

E ancora Il Moro E Il Quasi Biondo, trio udinese dalla buona sezione ritmica (batteria e laptop piuttosto infiammate) ma dalle melodie un po’ penalizzate (saranno stati i volumi?)

Infine Bachi Da Pietra, che benché trainati dal buon Bruno Dorella, munito di timpano, rullante e ride, non hanno convinto molti; avrebbero potuto essere una versione più attuale e losca dei Massimo Volume, ma no.

Meg è un fenomeno di origine non controllata, un po’ come le mozzarelle di bufala campane.

Per quanto riguarda i workshop, si è avuta come la sensazione di una contraddizione interna tra gli argomenti affrontati (e, in alcuni casi, la modalità eccessivamente "esterofila" o "terzomondista" in cui se ne dissertava) e la realtà "tangibile" di ciò che effettivamente è la musica oggi in Italia.

In altri casi, si è evidenziato maggiormente il ruolo della "confezione" (abbigliamento, videoclip, scelte di management) più che la musica in sé, che quando vale davvero crea degli immaginari indipendentemente dall'involucro in cui è contenuta (vedi Ardecore).

I due seminari di domenica, uno sulla questione SIAE, sui vantaggi del copyleft e sui nuovi canali commerciali digitali, l'altro sulla crisi della discografia nell'era digitale, hanno regalato un minimo di ottimismo in più (penso al lavoro di Beatpick e ai buoni risultati ottenuti sganciando i gruppi dal vincolo SIAE e promuovendo e vendendo i loro prodotti su canali digitali) ma l'enfasi con cui si è parlato delle net label mi ha lasciata perplessa. E’ quasi un’ovvietà sostenere che in un’era di downloading gratuito e massiccio come la nostra la partita si giochi soprattutto sui supporti/contenitori. Il forte incremento delle vendite in vinile nel 2007 lo conferma.

Nell'area expo il collettivo di poster art Malleus si è sicuramente distinto per qualità (raffinate serigrafie in uno stile dark psichedelico); da segnalare anche Concertinalive, che ha esposto foto di vari esponenti dell'underground romano e non (memorabile quella di Bugo) e infine i vari stand di realtà in crescita come Sporco Impossibile, e altre, a mio avviso, superflue.